(5205-n)No all’inceneritore di Acerra! Le proposte di Greenpeace per risolvere la crisi dei rifiuti
Per
ribadire il no all’inceneritore di Acerra, Greenpeace sarà domani nella città
del napoletano, dove è in programma un incontro con le istituzioni locali e con
il mondo universitario.
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(Comunicato
n. 5205-n) Roma, 12 maggio 2003. Per ribadire il no all’inceneritore
di Acerra, Greenpeace sarà domani nella città del napoletano, dove
è in programma un incontro con le istituzioni locali e con il mondo
universitario. “Vogliono risolvere l'emergenza con la costruzione di
uno o due inceneritori, di cui uno ad Acerra con una capacità tale da
diventare fra gli impianti più grandi in Europa, ma così mettono a
rischio la salute pubblica, senza preoccuparsi di gestire i rifiuti
facendo partire come si deve la raccolta differenziata” spiega
Vittoria Polidori, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.
Si vuole risolvere, inoltre, una situazione d’emergenza con la
realizzazione di un impianto che richiederebbe comunque 4 o 5 anni per
entrare in funzione. “Nel napoletano la raccolta differenziata è,
secondo l’ultimo Rapporto nazionale sui rifiuti, attorno all’1.8
%, una percentuale irrisoria- spiega Polidori mentre questa è la
strada da percorrere, insieme a quella della riduzione dei rifiuti a
monte. Non lo diciamo noi, lo dice l’Unione Europea. Se si parte
dall’inceneritore si ignora totalmente quella che è la gerarchia
degli interventi da mettere in atto”. Gli inceneritori sono impianti
il cui corretto funzionamento può avvenire solo se in grado di
operare continuamente con un flusso continuo di combustibile, cioè,
di rifiuti. Questo significa che, una volta costruiti, non si potrà
più ridurre la quantità prodotta o riciclata, in quanto ciò
significherebbe dovere importare rifiuti, come già accade in
Germania, o eliminare la raccolta differenziata, come accaduto ad
Amsterdam per la materia organica ora diretta alla combustione.
Secondo Greenpeace, nemmeno le migliori tecnologie sono in grado di
azzerare le emissioni in atmosfera, come diossine, furani, idrocarburi
policiclici aromatici (IPA), esaclorobenzene (HCB) e policlorobifenili
(PCB). Salvaguardati i principi di riduzione, riuso e riciclo, i
rifiuti potrebbero poi essere trattati, secondo Greenpeace, con il
sistema di Trattamento biologico meccanico, sviluppato con successo in
Germania. Meccanicamente si estrae, attraverso setacci, magneti e
correnti d’aria, la parte ancora riciclabile, mentre con la
digestione aerobica si può stabilizzare la frazione organica
rimanente, senza produzione di gas tossici, come avverrebbe
depositando questi rifiuti in discarica. Fonte: Greenpeace Italia -
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