da Cacao Elefante del 29.03.2004

TRATTAMENTO DEI RIFIUTI

 L'edizione di oggi di Cacao e' dedicata ad alcune "scoperte" che abbiamo
 fatto in materia di trattamento dei rifiuti.

 Secondo Gunter Pauli, eco-economista, "la sola specie capace di generare
 rifiuti e' la specie umana. Nessun'altra, in natura, e' capace di produrre
qualcosa che qualcun altro non vuole".
 Non sappiamo se questa teoria abbia un riscontro scientifico ma e'
 certamente vero che la specie umana produce troppi rifiuti. E non serve
 andare tanto lontano per vederlo.
 In Italia nel 2000 e' stata toccata quota 29,2 milioni di tonnellate
(+3,1%
 rispetto al '99), circa 507 kg a cittadino.
 Di questi rifiuti solo il 15% (mediamente) viene avviato al riciclo,
benche'
 in Italia sia in vigore la legge Ronchi (DGL 22/97) che fissa al 35% il
 limite minimo da raggiungere entro il 2003.
 Basta poi guardare un tiggi' per rendersi conto di quello che sta
succedendo
 in Campania e che succedera' ancora se non si prendono provvedimenti. Noi
 non siamo tecnici, tanto meno esperti, ma per trovare politiche sulla
 gestione di rifiuti che abbiano dato risultati positivi e' sufficiente
fare
 una ricerca con Google!

 Vediamone alcune in sintesi: La provincia di Ebersberg in Baviera e'
 riuscita, in soli in 5 anni, a ridurre la produzione di rifiuti da 26.000
 tonnellate/anno a 4.400 t/a, un sesto!
 Nel 1991 e' stata infatti emanata una legge nazionale, nota come il
Decreto
 Topfer, dal nome dell'allora Ministro dell'Ambiente. La legge in pratica
 dice questo: il produttore che usa un imballo/contenitore per proteggere e
 commercializzare un prodotto, diventa il diretto responsabile del recupero
e
 riciclaggio delle proprie confezioni e ha il dovere di documentare in che
 modo questo avvenga.
 Se non recupera e ricicla i propri imballi, paga: 25 centesimi di euro per
 le lattine, 50 per bottiglie di plastica oltre il litro e mezzo.
 Questa legge, che ribalta completamente la prospettiva secondo cui il
 responsabile della produzione dei rifiuti sarebbe il consumatore finale,
ha
 innescato un processo a catena. Le aziende hanno infatti ridotto gli
imballi
 per i propri prodotti, limitando cosi' al minimo le spese per il recupero
e
 il riciclaggio, mentre i cittadini, da parte loro, hanno iniziato a
 scegliere i prodotti con meno imballaggio e a restituirlo ai negozianti
 invece di buttarlo.
 Altro esempio: sempre in Germania, all'uscita di alcuni supermercati ci
sono
 addetti che eliminano dalla spesa gli imballi inutili, che vengono poi
 avviati al riciclo.
 Invece di farsi incartare gli insaccati e i formaggi nei fogli del
negozio,
 molte persone presentano al negoziante le proprie vaschette portate da
casa:
 nessuno si scandalizza, una volta a casa il prodotto viene posto
 direttamente in frigo, si conserva meglio che nella carta, e ovviamente il
 contenitore si puo' riutilizzare infinite volte.
 In Australia i commercianti sono obbligati a recuperare e riciclare almeno
 il 50% delle borse della spesa (shopper) che loro stessi distribuiscono.

 In Italia e in particolare in Campania si e' scelta invece la
 termodistruzione dei rifiuti, in pratica l'incenerimento. Questo sistema
ha
 due pecche: primo non riduce la dipendenza dalle materie prime e non
riduce
 nemmeno la dipendenza dalle discariche, in quanto devono smaltire il
 prodotto di scarto dell'incenerimento (pari, circa, a un terzo del volume
 iniziale dei rifiuti).
 In altri Paesi dove e' stato affrontato questo stesso problema, alla fine
si
e' optato per il riciclaggio. A Vienna, ad esempio, e' stato costruito un
inceneritore praticamente al centro della citta'. Oggi l'impianto brucia
meno del 36% dei rifiuti, a fronte di un riciclaggio del 64%.
Citta' come Los Angeles, Philadelphia, Boston, Seattle, San Francisco, da
tempo si sono poste obiettivi di riciclaggio pari al 50%, con il preciso
scopo (spesso raggiunto) di fare a meno degli inceneritori.
Canada e Australia hanno gia' raggiunto questi obiettivi e riciclano il
50%
dei rifiuti.
La citta' di Copenaghen ricicla il 60% dei propri rifiuti, ne riciclava
meno
del 25% quattro anni fa.

Sempre con Google abbiamo scoperto che il polistirolo espanso, prodotto
derivato dal petrolio, e' riciclabile all'infinito e pure a un costo
relativamente basso. La tecnica e' stata messa a punto da due danesi Anton
Elmelund e Bjarne Hansen. Il polistirolo viene portato a 230 gradi e fatto
passare attraverso piccoli tubi. Ne escono fili simili a spaghetti, che
vengono poi raffreddati e triturati in palline, pronte per il riutilizzo.

E veniamo ai rifiuti elettronici: di smaltimento di questo tipo di rifiuti
si parla solo da qualche anno, in particolare dopo il 1999, quando,
sembra,
i computer dismessi siano stati 40 milioni!
Oggi i rifiuti elettronici costituiscono il 4% dei rifiuti urbani ma il
loro
volume e' destinato ad aumentare dal tre al cinque per cento all'anno.
Il problema dello smaltimento dei computer e' dato dal fatto che
contengono
alcune sostanze potenzialmente molto dannose per la salute (il piombo ad
esempio, presente nei tubi catodici dei monitor). Ancora oggi il 90 per
cento dei rifiuti tecnologici finisce in discariche, senza un trattamento
preventivo di recupero di queste sostanze.
Una delle possibili soluzioni e' il noleggio. Un esempio emblematico
arriva
dalla Fiat: 30 mila personal computer, tutti in affitto. Di recuperare o
smaltire i computer se ne occupa l'azienda che li affitta. Inoltre la Fiat
risparmia perche' non acquista direttamente i Pc.
In Svezia si affitta qualsiasi tipo di elettrodomestico: dalla lavatrice
al
tostapane. E si paga in base al numero di lavaggi o di tosts.
 Su questo argomento segnaliamo anche una buona notizia: a partire dal 31
dicembre 2006, secondo una nuova direttiva europea, scattera' l'obbligo
per
le imprese produttrici di riciclare frigoriferi, lavatrici, televisori,
computer, hi-fi, asciugacapelli, forni a microonde e altri
elettrodomestici.
Dalla stessa data e' previsto inoltre il divieto di utilizzare quattro
metalli pericolosi: piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente.
Altra pietra dello scandalo italiano e' il compostaggio. In Italia
praticamente non esiste e le persone gettano nell'immondizia la materia
organica. Una follia, visto che il compost e' il miglior concime del
mondo.
E anche in questo caso, per sapere tutto e di piu' sul compostaggio basta
fare un ricerca con Google.