INCOMPATIBILITA' DELL'INCENERIMENTO DEI RIFIUTI CON UN AMBIENTE SALUBRE E CON LA SALUTE PUBBLICA.
L'incenerimento di rifiuti in servizio pubblico consiste nella combustione di materiali eterogenei in un impianto dedicato oppure in impianti industriali, ossia in attività che utilizzano combustibili autorizzati cui aggiungono (co-combustione) rifiuti. Sotto il profilo ambientale e sanitario, l'ampio spettro di reazioni causate dalla combustione degli elementi eterogenei costituenti del rifiuto, distingue l'incenerimento dalle produzioni (ad esempio energia, termica o elettrica) ottenute con combustibili autorizzati, contraddistinti da proprietà costanti.
Le innumerevoli sostanze prodotte dall'incenerimento interagiscono nelle diverse sezioni dell'impianto, e formano ulteriori composti, spesso assenti nel rifiuto originale e più pericolosi. Diossine, furani, policlorobifenili e altri composti simili, vengono cosi' in buona parte sintetizzati ex novo.
L'incenerimento rilascia anche quantità assai elevate di metalli pesanti. Per quelli rilasciati nei fumi la migliore tecnica oggi a disposizione permette solo di trasferirli nei residui solidi e/o idrici degli stessi inceneritori, che peraltro ne sono già carichi.
Le norme italiane ed europee aggiornano e riducono continuamente i limiti di emissione dei composti chimici prodotti dall'incenerimento e rilasciati in atmosfera. Oggi , nonostante siano stati censiti oltre 250 di questi composti - peraltro limitandosi ai soli composti organici nei fumi dell'incenerimento dei rifiuti in servizio pubblico- esistono norme specifiche per soli 20 degli inquinanti rilasciati in aria dagli inceneritori.
L'incenerimento trasforma in fumo il 72% circa in peso del rifiuto originale. Questo fumo, immediatamente rilasciato in atmosfera, e' il veicolo iniziale che permette agli oltre 250 composti chimici accennati, di diffondersi con estrema velocità', e quindi di arrivare alle componenti ambientali e alle persone. Le particelle dei fumi - per lo più sotto i 2,5 micron- già di per se' inquinanti, concentrano su di se' anche gli altri inquinanti, favorendo cosi' l'accumulo ambientale di diverse sostanze cloroorganiche e metalli, estremamente tossiche. Il processo continua con la "biomagnificazione" di questi elementi tossici lungo la catena alimentare e si conclude con il loro lento rilascio negli alveoli polmonari nella fase di scambio aria-sangue, provocando così infine il "bioaccumulo" nell'organismo.
Anche i residui solidi dell'incenerimento contengono una varietà di inquinanti tossici. E a partire dalle discariche anche questi, sebbene più' lentamente, raggiungono le matrici ambientali e le persone, anche quando i residui sono "inertizzati". Ciò che e' filtrato dai fumi -circa il 5% in peso dell'originale rifiuto- e' conferito in discariche per rifiuti pericolosi. L'incombusto e le altre scorie dei forni -circa il 23 % in peso dell'originale rifiuto- possono essere conferiti in discarica ordinaria o inclusi in manufatti. E' interessante notare che quest'ultima porzione di residuo solido dell'incenerimento, fino al 1997 era considerata in Italia materiale esclusivamente tossico e quindi conferita in discariche speciali: ma negli ultimi sette anni nessun abbassamento della tossicita' e' stato ottenuto su tale residuo.
La capacità di trasferire sostanze tossiche dalla fase aeriforme a quella dei residui solidi da conferire a discarica, e' il solo indicatore che misura la "modernità" delle prestazioni di un inceneritore. Occorre ricordare che l'Agenzia federale per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti (US-Epa), continua a considerare l'incenerimento di rifiuti nelle sue varie forme, la più importante fonte al mondo di diossine e inquinanti analoghi. In effetti US-Epa e ancor più l'Unione Europea, considerano che l'incenerimento sia una fonte su cui ottenere ulteriori riduzioni: le più recenti conoscenze tossicologiche indicano che non esiste pur piccola concentrazione di inquinante che non abbia effetti ambientali e sanitari negativi.
Le norme italiane che indicano i criteri per le autorizzazioni dell'incenerimento di rifiuti, applicano esclusivamente l'assunto che non nuoce all'ambiente ne' alle persone qualsiasi fonte che rilasci continuativamente definite quantità dei 20 composti chimici prima accennati. L'assunto ignora la quasi totalità degli inquinanti emessi dall'incenerimento, nonché la notissima bioaccumulabilita' di gran parte di loro. Ignora anche che da decenni le direttive UE evidenziano che il rispetto delle concentrazioni all'emissione e' condizione necessaria ma non sufficiente per garantire nell'Unione un elevato grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica.
E' evidente che l'incenerimento dei rifiuti completa quel ciclo produttivo, che e' già inquinante nelle fasi di estrazione e preparazione dei costituenti, e che continua a inquinare durante la produzione e il consumo.
Le norme italiane in materia ignorano o non rispettano le direttive e i regolamenti UE che: impongono - a partire da una rigorosa e preventiva valutazione di impatto ambientale, comprensiva della cosiddetta "opzione zero" - la riduzione a oltranza della concentrazione nell'ambiente della maggior parte degli inquinanti rilasciati dagli incenerimenti; impongono che in alcuni alimenti umani, la concentrazione di certi inquinanti non aumenti. Le stesse direttive, peraltro, chiariscono che tali misure sono un compromesso che tiene conto delle esigenze dei produttori di alimenti.
Oggi, la concentrazione media della diossina nel latte delle donne italiane e' di oltre 4 volte superiore a quella ammessa nel latte per alimentazione umana. La concentrazione media dei policlorobifenili, inquinanti considerati indicatori/precursori delle diossine, raggiunge nel latte delle donne italiane valori oltre 5 volte superiori a quelli ammessi per la diossina nel latte per alimentazione umana. I due valori sono tra quelli più alti di quelli recentemente presentati da 19 Paesi a una sessione della Organizzazione mondiale della sanita'.
Nella recente "Strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati" che la Commissione europea ha comunicato al Parlamento e al Comitato economico e sociale europei, viene indicato che la diminuzione dei rilasci in atmosfera di diossine e inquinanti analoghi degli ultimi anni, non ha abbassato l'esposizione dei cittadini europei a questi inquinanti. L'esposizione rimane elevata perché gli inquinanti, pur maggiormente rimossi dai fumi, continuano a penetrare l'ambiente dalle discariche in cui vengono spostati. Va anche rilevato che le conoscenze tossicologiche continuano ad abbassare i limiti di esposizione rispetto a quelli considerati accettabili dalle normative. I rischi evidenziati non sono più solo relativi a patologie neoplastiche e non neoplastiche, ma anche a danni al sistema endocrino e a quello immunitario, con effetti pesanti sulla qualità della vita, in particolare dei soggetti più sensibili, come i bambini.
Dicembre 2003