da repubblica.it
Raccolta e metamorfosi dei rifiuti solidi
urbani
STELLA BIANCHI
Sembra difficile sedersi comodamente su 45 vaschette di plastica o vestirsi
con 27 bottiglie di acqua minerale o ancora passare una notte al caldo
aggiungendo altre 40 bottiglie. Eppure è proprio quello che si riesce a fare
con una panca, una felpa di pile e l'imbottitura, sintetica ovviamente, di
un piumino naturale. Tutti rigorosamente prodotti con plastica riciclata,
che ha in più il vantaggio di costare fino al 50% in meno di quella non
ancora utilizzata. E un discorso simile si può fare per l'acciaio, l'
alluminio, la carta, il legno e il vetro: sei filiere diverse di materiali
da imballaggio, dalle bottiglie alle lattine alle scatole, che, grazie alla
raccolta differenziata e alla varie fasi di selezione e smistamento, vengono
in buona parte riammessi a nuova vita come materie prime. Con risparmio per
quelle originali e sollievo per i costi delle imprese e per i metodi più
ingombranti di stoccaggio dei rifiuti.
Sono quasi 6 milioni di kton gli imballaggi recuperati attraverso il riciclo
su un totale di quasi 11 mila e cinquecento kton immesse al consumo ogni
anno per un valore totale del materiale riciclato pari a 2,7 miliardi di
euro. Più del 50% (il 51,5%), ossia più di quel 45% previsto come obiettivo
da raggiungere dalla direttiva europea in materia. Questo dicono i dati
relativi al 2003 del Conai, il consorzio nazionale imballaggi, che riunisce
oltre un milione e quattrocentomila imprese tra produttori e utilizzatori di
imballaggi ed è stato costituito, proprio a partire dalla direttiva europea
recepita con il decreto Ronchi, con l'obiettivo di garantire il passaggio da
un sistema di gestione basato sulla discarica a un sistema basato sul
recupero e sul riciclo.
Sei filiere diverse nelle quali intervengono i sei consorzi specializzati
che fanno capo al Conai - Cna per l'acciaio, Cial per l'alluminio, Comieco
per la carta, Rilegno per il legno, Corepla per la plastica e Coreve per il
vetro attraverso delle convenzioni stipulate con i comuni e le società di
gestione dei servizi di raccolta differenziata. A fornire la cornice è un
accordo quadro tra Conai e Anci, l'associazione dei comuni italiani, che,
tra l'altro, fissa il rimborso per ogni quantità di materiale da riciclare
che viene raccolto, un rimborso che varia anche a seconda del tipo e della
qualità. Nel ciclo del riutilizzo entrano però anche altri soggetti, imprese
private che da questa attività traggono un profitto a differenza del Conai,
e il loro peso è tanto più importante quanto più è alto il valore di mercato
del materiale riciclato e quanto maggiori sono gli scarti industriali, fonte
a loro volta di materia prima da riutilizzare che non proviene però in
questo caso da imballaggi. Per intendersi del totale dell'acciaio riciclato
solo l'1,3% proviene da imballaggi e la percentuale arriva solo al 2,9% per
l'alluminio. Ben diversi i numeri per il vetro per il quale la percentuale
sale al 69,1%, per il legno (58% ), per la carta (41,1%) e per la plastica
(39,7%), secondo quanto risulta da una ricerca condotta nel 1993 dal Conai
in collaborazione con l'Università Bocconi di Milano.
Sei filiere diverse che però toccano tappe molto simili. Il percorso inizia
dalla raccolta differenziata. Un obiettivo strategico come lo definisce ad
esempio l'Ama, la società che cura l'igiene urbana di Roma, nella quale
vanno fieri delle 600 tonnellate raccolte con attenzione al riuso ogni
giorno, una quantità che è equivalente all'intera raccolta di una città come
Bologna. Per ragionare in termini di percentuali, alla fine del 2003, anche
grazie alle numerose campagne di informazione, si era arrivati al 17%, una
quota destinata a crescere nei piani dell'azienda al 25% nel 2004 e al 35%
nel 2005. Oltre alla raccolta speciale di batterie o farmaci scaduti o a
quella fatta porta a porta nei vicoli del centro, il grosso viene preso dai
cassonetti bianchi, destinati alla carta, e da quelli multiuso. Da questi i
candidati al riciclo vengono trasferiti ad un centro di raccolta per la
carta e ad uno di smistamento dove alluminio, plastica e vetro vengono
separati. Fatta questa prima selezione, i materiali vengono presi in
consegna da uno dei consorzi di filiera. Per la plastica ad esempio è il
Corepla a entrare in gioco e, secondo i suoi dati, nel 2003 sono state
raccolte, attraverso il circuito di raccolta urbana, 289.000 tonnellate di
imballaggi in plastica, provenienti in massima parte dal Nord ( 73%), quindi
dal centro (16%) e dal sud (11%). Nel centro di selezione i contenitori da
riportare nel circuito produttivo vengono puliti, separati per tipo di
polimero e colore e pressati in balle. Questi parallelepipedi colorati
vengono presi in consegna da società private, imprese con il ruolo di
riciclatori e rigeneratori. "Si tratta di impianti industriali sparsi un
po'
in tutta Italia - spiega Antonio Diana, presidente di Assorimap, l'
associazione dedicata alla plastica nell'ambito di Assoambiente - che con le
loro tecnologie all'avanguardia sono in grado di generare materie prime
comparabili a tutti gli effetti con il prodotto vergine. Con il vantaggio in
più però di costare tra il 30 e il 50% in meno". Nelle mani di questi
riciclatori quelle che erano bottiglie di plastica vengono macinate e
diventano scaglie mentre la sorte, ad esempio, dei flaconi di detersivo è di
ridursi in granuli. In questo stato vengono acquistati dalle imprese che li
riutilizzeranno come materie prime e torneranno ad essere magari uno scivolo
per i bambini o un tavolo con panche.
Con le dovute differenze tra forni a 800 gradi che rendono liquido l'
alluminio prima di trasformarlo in lingotti e macchine che impastano la
poltiglia di carta con acqua calda questo è il percorso che seguono tutti i
materiali da imballaggio recuperati. E tutti, divisi per qualità, tornano
alla loro funzione. Dall'edilizia alla meccanica, alla carta di alta qualità
o agli scatoloni, dai pannelli di legno per mobili o rivestimenti alle
bottiglie a cui spetta un piccolo record visto che il 60% delle bottiglie
prodotte sono fatte con vetro riciclato. E visto che in due anni, dal 2001
al 2003, i rifiuti urbani sono cresciuti nel nostro paese di un altro
milione di tonnellate, passando, secondo le stime del Conai, da circa 29 a
oltre 30 milioni di tonnellate, i margini di crescita del business del
riciclo sono assicurati. Oltre che fortemente auspicati.