Il potere delle transnazionali e delle oligarchie locali

I maggiori gruppi finanziari internazionali e le classi dirigenti del paese hanno stretto una scellerata alleanza per appropriarsi delle ingenti risorse naturali e spartirsi il mercato. Mentre dilaga il conflitto politico e militare e si accentuano disuguaglianze e ingiustizie sociali, la Colombia è al centro degli investimenti del capitalismo neoliberista.

   Capitolo 1

 Il dominio delle multinazionali

 Le transnazionali hanno avuto accesso senza limiti di sorta allo sfruttamento intensivo delle ricchezze naturali, concorrendo perfino alla riorganizzazione autoritaria della società colombiana. Leggi ed interventi di politica monetaria e fiscale sono stati applicati rigidamente per rendere più flessibili gli investimenti stranieri e facilitare la penetrazione dei grandi oligopoli; le privatizzazioni e le alienazioni delle imprese produttive e dei servizi dello Stato sono state condotte per attrarre sempre maggiori capitali internazionali. Si sono realizzati enormi trasferimenti di risorse dal settore pubblico a quello privato, ed il processo è stato utilizzato dalle grandi imprese multinazionali per appropriarsi di settori vitali dell’economia[1].

Nel paese operano attualmente circa 400 multinazionali con un giro d’affari annuo di 26.600 miliardi di pesos, equivalenti al 15% del PIL[2]. Quattro di esse compaiono nella speciale classifica annuale delle prime 10 società per fatturato ed utili; si tratta della Triton Colombia Inc., della BP Expoloration Company, della Oxycol e della Oxiandina, società operanti tutte nel settore petrolifero. Congiuntamente queste compagnie hanno totalizzato nell’anno 2000 un fatturato per 890 miliardi di pesos[3].

La rapina delle fonti energetiche naturali

La competizione per l’appropriazione delle importanti risorse petrolifere presenti nel sottosuolo ha duramente segnato la storia della Colombia. Intensi processi di militarizzazione del territorio e di vera e propria “pulizia etnico-sociale e politica” contro le comunità indigene e le organizzazioni della sinistra moderata e rivoluzionaria sono stati generati dalla scoperta di nuovi giacimenti e dalle opere di realizzazione degli oleodotti che assicurano il trasferimento dell’oro nero dalle regioni più interne (Arauca, Magdalena Medio, Putumayo), ai moderni terminal della costa atlantica, dove il petrolio è imbarcato verso il nord America. Attualmente la produzione petrolifera della Colombia è una delle maggiori al mondo; le riserve conosciute ammonterebbero a 2,6 milioni di barili, mentre sarebbe stato esplorato appena il 20% delle aree potenzialmente interessate. Il petrolio rappresenta la principale voce nell’esportazione del paese, incidendo sulla bilancia commerciale per circa 3,5-4 miliardi di dollari all’anno; nel 2001 l’oro nero ha generato il 4% del PIL, il 23% delle entrate fiscali e il 28% del valore delle esportazioni del paese.

L’estrazione petrolifera non ha costituito tuttavia un fattore di ricchezza e sviluppo per la popolazione, come è confermato da tutti gli indicatori sociali ed economici dei dipartimenti ove hanno sede i maggiori giacimenti e gli impianti di raffinazione del crudo: è qui, infatti, che oltre il 70% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e il 40% dei cittadini risulta disoccupato. Il modello di sfruttamento intensivo delle risorse petrolifere colombiane non è differente dalle pratiche di rapina e di iniqua ridistribuzione dei profitti che le transnazionali del settore hanno imposto in quasi tutti i maggiori paesi del Sud del mondo. Negli ultimi anni poi, la situazione è ulteriormente peggiorata grazie al nuovo “modello di associazione” varato dal governo colombiano: esso prevede la riduzione dal 50% al 30% della partecipazione nei contratti del capitale dell’impresa statale Ecopetrol (Impresa Colombiana de Petroleos), l’ampliamento dei tempi di sfruttamento per i giacimenti di gas e petrolio nelle zone ancora non esplorate, il rimborso in dollari da parte dello Stato delle spese di esplorazione effettuate dalle compagnie straniere associate, l’accelerazione dei tempi di concessione delle licenze ambientali.

Con la modifica della cosiddetta “legge delle regalie” realizzata nel 1999 è stato ridotto notevolmente il contributo economico che deve essere versato allo Stato dalle imprese straniere per estrarre gli idrocarburi. Grazie al nuovo schema, per i campi petroliferi scoperti nel paese non si dovrà più pagare una quota fissa del 20% sul valore della produzione, ma una tassa variabile secondo le dimensioni del giacimento che va dal 5% per i campi da cui si estraggono meno di 5.000 barili al giorno, sino al 25% per i campi dove l’estrazione è superiore ai 600.000 barili. La misura rende molto più attrattiva l’esplorazione e l’estrazione in aree ancora più piccole e a prima vista meno redditizie, ma indebolisce ulteriormente il potere di contrattazione dello Stato, ridimensionando gli introiti dell’erario. Il decreto di modifica sulle regalie è stato ripetutamente bocciato dalla Corte Costituzionale per vizi di forma, ma è stato reiterato arrogantemente dal governo. I benefici che ne sono derivati alle multinazionali sono stati enormi e ciò spiega come mai i contratti d’esplorazione sottoscritti con Ecopetrol siano passati da 1 nel 1999 a 32 nel 2000 ed a 28 nel 2001, con una produzione media di 600-650 milioni di barili all’anno[4]. L’obiettivo del governo è far sì che nei prossimi 4 anni vengano estratti 1.000 milioni di barili in più e che si dia il via all’esplorazione di 25 nuovi pozzi all’anno ed al rilevamento sismico su un’area di 12.000 chilometri quadrati.

Sono gli Stati Uniti il maggiore importatore di petrolio colombiano ed il paese sudamericano è il 7° esportatore di crudo verso gli USA, ai quali fornisce, insieme ai paesi confinanti di Venezuela ed Ecuador, una quantità di greggio superiore a quella proveniente dall’insieme dei paesi del Golfo Persico. Si spiega proprio con la necessità di assicurarsi il pieno controllo delle risorse petrolifere della regione andina, l’impegno militare e finanziario contenuto nel Plan Colombia. La priorità di assicurare l’investimento straniero è chiaramente espressa nello stesso testo approvato dal Congresso USA. “Con gli aiuti”, si legge nel documento approvato dal Congresso, “s’insisterà a che il governo della Colombia completi le riforme urgenti orientate ad aprire completamente la sua economia agli investimenti e al commercio estero, particolarmente all’industria petrolifera”[5].

Fondamentale è stata l’opera di lobbing esercitata sui politici statunitensi, repubblicani e democratici, da parte delle maggiori transnazionali petrolifere per porre la centralità geostrategica e militare della regione andina. All’inizio del 1996 le società BP-Amoco, Occidental Petroleum Corporation, Enron Corporation insieme al colosso industriale Colgate-Palmolive, costituirono la “Colombia Business Partnership”, uno speciale gruppo di lavoro per la promozione degli investimenti in Colombia che partecipò alla fase istruttoria del Congresso per predisporre il pacchetto di aiuti militari del Plan Colombia. L’impegno profuso è stato ripagato con la realizzazione di affari miliardari. La BP-Amoco, il colosso petrolifero sorto nel 1998 dalla fusione tra la British Petroleum e la Amoco di Chicago, in consorzio con la statunitense TritonEnergy, è oggi proprietaria dei più importanti pozzi petroliferi del paese, in particolare quelli di Cusiana-Cupiagua nel dipartimento del Casanare, da cui si estraggono 250.000 barili di petrolio al giorno. La BP-Amoco prevede di raddoppiare entro un paio d’anni la propria produzione in questo complesso petrolifero ed ha realizzato ulteriori unità estrattive e una nuova centrale per il processamento del crudo nel vicino municipio di Aguazul. La Oxy-Occidental opera nell’area petrolifera di Caño Limón (Arauca); in società con la Petrobas del Brasile, la Oxy ha avviato le perforazioni del giacimento di Guandó, nella valle dell’Alto Magdalena, dove si prevede l’estrazione di 500 milioni di barili; la controllata Canadian Occidental Petroleum ha invece intrapreso l’esplorazione di un immenso giacimento a 55 miglia a sud-ovest di Bogotá, in un’area denominata “Boquerón”, da cui la transnazionale spera di pompare quotidianamente oltre 300.000 barili di crudo. Dopo avere investito 100 milioni di dollari in nuove esplorazioni, la Oxy-Occidental ha recentemente comunicato di volersi invece ritirare dal progetto Gibraltar avviato nel dipartimento di Arauca, a seguito della campagna internazionale a sostegno della popolazione indigena U’wa che si oppone all’estrazione petrolifera nel proprio territorio ancestrale[6].

 Tra le maggiori compagnie transnazionali operanti in Colombia nel settore petrolifero compaiono poi la Exxon-Mobil, la Shell, la Texaco, la BHP Billington, la Chevron e la Total; a partire del 2001 hanno fatto ingresso nel paese anche la società spagnola Cepsa, la venezuelana Tecnoil e la texana Lone Star. Cinque contratti di esplorazione petrolifera sono stati sottoscritti da Ecopetrol con la Harken Energy Corporation, compagnia su cui il presidente degli Stati Uniti George Bush vanta una rilevante partecipazione azionaria[7]; l’11,5% del pacchetto azionario della Harken è in mano invece al controverso finanziere saudita Abdullah Taha Bakhsh che congiuntamente al socio Khalid Bin Mahzouf è a capo di un impero bancario nel quale sono stati rilevanti i flussi di capitali di proprietà di Osama Bin Laden[8]. Le aree sotto contratto in Colombia della Harken Energy raggiungono un’estensione di 450.000 ettari; quattro di esse (Cámbulos, Bocachico, Bolívar, Los Olmos) si trovano nella conca del rio Magdalena, area estremamente sensibile dal punto di vista ecologico. La quinta aerea sorge invece negli Llanos orientali (Alcarávan), e produce tra i 3.000 e i 4.000 barili di crudo al giorno[9]. Le concessioni per la ricerca e lo sfruttamento petrolifero a favore dell’Harken sono state firmate dall’allora ministro dell’energia Rodrigo Villamizar, amico di Gorge W. Bush sin dai tempi dell’università, nonché suo stretto collaboratore economico durante gli anni trascorsi come governatore del Texas[10].   

 L’acutizzazione del conflitto interno sta comunque influendo negativamente sulla produzione petrolifera e molte delle società che hanno sottoscritto i contratti d’associazione con Ecopetrol minacciano di abbandonare il paese per la sempre minore “sicurezza” degli impianti e del personale. Per affrontare questa crisi, il governo Uribe ha deciso l’adozione di una serie di misure che vanno dalla maggiore presenza militare a difesa degli impianti utilizzando i finanziamenti e le strutture del Plan Colombia, alla revisione delle procedure per la valutazione delle licenze ambientali, riducendone tempi e controlli a favore delle attività estrattive delle multinazionali. Attualmente il rilascio delle licenze ambientali per l’esplorazione dei pozzi petroliferi richiede un tempo di 12-14 mesi; il governo si è impegnato a ridurre questo periodo a soli 4-5 mesi. Il ministro dell’ambiente ha inoltre previsto la possibilità di esonerare dalle licenze ambientali quei pozzi che rispondano a particolari condizioni, come “la pre-esistenza di vie d’accesso e la garanzia che il progetto non genererà impatti sui boschi primari o nativi”. Per garantire l’assenza di impatti negativi sull’ambiente basterà una dichiarazione della società concessionaria. Il governo Uribe è inoltre intenzionato ad escludere l’impresa statale Ecopetrol da ogni futura esplorazione dei pozzi, così da assegnare in esclusiva questo delicato settore alle compagnie straniere[11].

Nella perversa logica di privatizzazione dei profitti e di pubblicizzazione di costi e dei rischi economici ed ambientali, il governo prevede di utilizzare ampie risorse finanziarie per potenziare la produttività dei due maggiori impianti di raffinazione del paese, quello di Barrancabermeja e quello di Cartagena. In quest’ultimo Ecopetrol sta per investire 640 milioni di dollari per giungere a raffinare 65.000 barili di greggio al giorno. La compagnia colombiana ha inoltre sottoscritto un contratto di “assistenza tecnica” per 22 milioni di dollari con la Shell Global Solutions, filiale della Royal Dutch/Slell, per migliorare i processi di raffinazione degli impianti. Ulteriori investimenti pubblici saranno destinati al miglioramento della rete degli oleodotti nazionali. Proprio queste infrastrutture hanno generato immense tragedie ambientali e drammatiche conseguenze socioeconomiche tra le popolazioni accelerando “modelli di sviluppo” altamente squilibrati e marginanti, accrescendo la depauperizzazione, la mobilità territoriale, le urbanizzazioni selvagge[12]. Buona parte degli oleodotti sono oggi gestiti dal consorzio Oleuducto Central S.A. – OCENSA, in cui compaiono come soci accanto ad Ecopetrol, la statunitense Enbridge Inc., la British Petroleum, la Total Pipeline Colombia S.A. e la TritonEnergy, ossia le stesse compagnie che controllano l’esplorazione e l’estrazione di greggio nel paese. La rete degli oleodotti assicura il trasferimento del petrolio dai complessi del Casanare e di Arauca sino alla raffineria di Barrancabermeja e al terminal di Coveñas, sull’Oceano Atlantico; la sua realizzazione negli anni ’80 e ’90 ha scatenato l’azione paramilitare nelle aree interessate dai lavori e il massacro dei contadini e dei leader comunitari che avevano dichiarato la loro opposizione per il violento impatto degli oleodotti[13]. Una parte di questi lavori sono stati appannaggio di un consorzio “italo-argentino”, costituito dalla società Saipem del gruppo ENI e dalla Techint di Buenos Aires, compagnia appartenente alla famiglia degli imprenditori italiani Rocca, titolari dello storico gruppo siderurgico Dalmine[14].

Nonostante una riduzione dell’11,5% nelle esportazioni, il carbone continua ad essere la seconda voce dell’export colombiano con un valore superiore ai 1.000 milioni di dollari l’anno; le multinazionali del settore concorrono al 29% dell’intero ammontare degli investimenti stranieri che nel 2002 hanno raggiunto i 407 milioni di dollari.

L’intero sistema estrattivo del carbone dopo la privatizzazione dell’impresa statale Carbocol (un affare di oltre 550 milioni di dollari), è in mano a tre grandi transnazionali, la compagnia sudafricana Anglo-American, la britannica BHP Billiton Company e la svizzera Glencore International AG, le quali controllano il 33% dell’intero mercato mondiale del carbone termico e il 95% di quello europeo, così da poter fissare unilateralmente il prezzo internazionale del minerale ed imporre forti rincari agli acquirenti[15]. Associatesi nel consorzio CZN S.A., le tre compagnie hanno prima acquisito Carbocol e successivamente hanno firmato un contratto per 12,5 milioni di dollari per l’esplorazione e lo sfruttamento della miniera La Patilla, nella regione settentrionale della Guajira[16]. Il 31 gennaio 2002 CZN S.A. ha poi acquistato dalla Exxon Mobil la società Interior, entrando in possesso del 100% del complesso carbonifero del Cerrejón, anch’esso nel dipartimento della Guajira, il quale assicura il 48% delle esportazioni colombiane di carbone e in cui sarebbe ospitato il 55% delle riserve totali sino ad oggi individuate nel paese[17]. La BHP Billiton controlla a sua volta i giacimenti di Cerromatoso, dove ha investito 300 milioni di dollari per raddoppiare le estrazioni e le sue esportazioni agli Stati Uniti.

Un ruolo rilevante nella produzione di carbone è infine esercitato dalla compagnia statunitense Drummond, presente nel paese dal 1987 presso il bacino carbonifero di La Loma, da cui estrae annualmente 15 milioni di tonnellate di minerale, ma che prevede entro la fine del 2003 di estrarne 25 milioni. La Drummond sta anche per avviare lo sfruttamento delle miniere di Guaimaral ed El Descanso, nel dipartimento di César, dove sono stimate riserve per 1.380 milioni di tonnellate[18]. In complesso i grandi gruppi stranieri prevedono entro il 2006 di accrescere del 30% la produzione di carbone colombiano e raggiungere i 55-60 milioni di tonnellate all’anno, pari ad un valore di 1.500 milioni di dollari.

Nonostante l’incertezza dei prezzi mondiali del carbone, oscillanti attualmente tra i 24 e i 32 dollari per tonnellata, sono favorevoli le prospettive di espansione dei fatturati per le imprese del settore, specie dopo la decisione dell’amministrazione Bush di potenziare la produzione di energia elettrica derivata dal carbone, decisione che viola apertamente gli accordi internazionali di Kyoto sull’abbattimento delle emissioni inquinanti[19]. Attualmente il 20% della generazione elettrica negli Stati Uniti dipende dal carbone colombiano e con l’avvio del nuovo programma energetico l’esportazione di carbone a questo paese dovrebbe crescere esponenzialmente. Ulteriori vantaggi deriverebbero alle transnazionali se anche l’Unione europea dovesse seguire Washington nella scelta di dare priorità alle centrali a carbone; basti pensare in proposito che già oggi l’85% del carbone del complesso del Cerrejón è destinato al mercato europeo.

Altro settore strategico in cui operano le transnazionali energetiche protagoniste dell’azione di pressione negli Stati Uniti per un intervento politico-militare nel conflitto colombiano, riguarda l’estrazione e la commercializzazione del gas. A puntare allo sfruttamento di gas naturali è in particolare la Chevron-Texaco, società presente da oltre 70 anni in Colombia nella produzione petrolifera e che ha avuto per anni tra i massimi dirigenti la consulente dell’amministrazione Bush per gli affari internazionali Condoleza Rice. Attualmente la Chevron-Texaco è al centro di tre grandi iniziative finanziarie: l’aumento della produzione di gas nel dipartimento della Guajira, per cui è previsto un investimento infrastrutturale di 200 milioni di dollari; la realizzazione di un gasdotto lungo 200 chilometri per garantire l’esportazione di gas al Venezuela, grazie ad un accordo con le compagnie statali Ecopetrol e PDVSA, che prevede un costo superiore ai 150 milioni di dollari; l’avvio dell’esplorazione di nuovi giacimenti in altre regioni della Colombia[20]. La Chevron-Texaco ha poi investito nel paese nel biennio 2002-03 altri 200 milioni di dollari. Buona parte di questo denaro è stato destinato ad ampliare lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi esistenti nella regione centrale dei Montes de María, dove si è scatenata una furiosa campagna delle forze paramilitari che ha causato centinaia di vittime innocenti e lo sfollamento forzato di interi villaggi.

Per ciò che riguarda lo sfruttamento del gas naturale è da segnalare infine il contratto firmato nel 2000 da Ecopetrol con il consorzio canadese costituito dalle compagnie Millennium Energy e Mera Petroleum; esso prevede la concessione di una vasta area della Guajira dove è prevista l’estrazione di 500 milioni di metri cubi al giorno.  

Il processo di dismissione di enti e società private ha favorito particolarmente le grandi società elettriche nordamericane che sono entrate in possesso di importanti impianti di produzione e delle reti di distribuzione. Le imprese elettriche della costa caraibica colombiana Electrocosta ed Electrocaribe sono state acquisite recentemente da un consorzio privato guidato dalla transnazionale texana Reliant, compagnia controllata dai fondi che ruotano attorno ai maggiori gruppi della finanza mondiale (il J. P. Morgan-Chase e il Citigroup)[21]. Titolare di vasti interessi in Brasile, Venezuela, Salvador e Messico, la Reliant è proprietaria del 2% del pacchetto azionario della Centrale idroelettrica Urrá nel dipartimento di Córdoba, la cui realizzazione da parte della società svedese Skanska Conciviles ha causato l’inondazione di 7.400 ettari di terra, con gravi conseguenze per l’ecosistema e la vita delle popolazioni native Embera[22]. La compagnia ha anche acquisito a prezzi stracciati altre due società elettriche locali, Electrificadora de Bolívar e Coreica, successivamente rivendute con ampi margini di profitto alla spagnola Unión Fenosa, società appartenente al consorzio che ha rilevato Electrocosta ed Electrocaribe[23]. Legata alla Reliant attraverso la condivisione di capitali finanziari e general manager è la società texana Enron Corp., anch’essa importante venditrice di gas ed elettricità in tutto il continente latinoamericano, finita sotto inchiesta negli Stati Uniti per un crack che ha avuto rilevanti conseguenze sull’intero sistema borsistico mondiale. È all’Enron Corp. che il governo di Bogotá ha venduto del 1996 il 38% della compagnia statale Promigás, la principale impresa di distribuzione di gas della costa atlantica[24]. La Enron controlla inoltre la società elettrica di Colón (Panama) nel Canale Interoceanico, dove grazie ad un nuovo gasdotto giunge il gas estratto nel mare della Guajira colombiana dalla Texas Petroleum-Texaco. La Enron, la Reliant e la Dynergy di proprietà del gruppo Chevron-Texaco compaiono insieme nell’inchiesta dei giudici californiani su una presunta sovrafatturazione dei costi elettrici a danno dei consumatori nordamericani[25]. Tra le altre società elettriche statunitensi operanti in Colombia c’è poi la Sithe Energy che ha acquisito gli impianti  di TermoRío, affare che ha avuto uno strascico giudiziario per un presunto giro di tangenti a favore di funzionari e politici colombiani[26].

Va segnalato che nel settore della produzione dell’energia elettrica molte delle compagnie nordamericane stanno operando in partnership con le maggiori aziende nazionali, in particolare con la Empresa Pública de Medellín (EPM), società in mano all’amministrazione municipale del capoluogo di Antioquia, operante nel settore della distribuzione dei servizi e della telefonia. La compagnia di Medellín sta assorbendo piccole società di distribuzione energetica della costa atlantica e sta realizzando il devastante impianto idroelettrico Porce III, che genererà 700 MW di energia da destinare all’esportazione e che ha già assorbito investimenti per 800 milioni di dollari. EPM è anche presente in alcuni paesi della regione andina: in Ecuador, ad esempio, ha sottoscritto un contratto per la fornitura di energia per un valore di 157 milioni di dollari[27].

Estrazione di metalli preziosi, chimica e farmaceutica sono altri settori economici in cui è smisurato lo strapotere delle compagnie straniere. Nella produzione dell’oro si spartiscono le principali concessioni la messicana Cemex, le statunitensi Frontino Gold Mines e Suramerica Gold Corporation, la britannica Anglogold. Le più note multinazionali della chimica come Monsanto, Chevron Chemical, Dow Chemical e Du Pont si contendono invece il redditizio mercato dei pesticidi e dei fertilizzanti a fini agricoli. In particolare il colosso Dow Chemical, dopo la storica fusione con la Union Cardibe, ha diversificato i suoi investimenti nella produzione di materiale plastico, garantendosi fatturati annui per oltre 30.000 milioni di dollari. Tra le 170 filiali sparse per il mondo, la Dow Chemical conta in Colombia su una delle maggiori aziende esportatrici di tutta l’America Latina, la Dow Chemical de Colombia, che negli impianti di Cartagena produce resine plastiche, poliuterano e polistireno. L’impresa esporta circa il 45% della sua produzione alla regione andina, ai Caraibi, a Cile ed Argentina. Sempre a Cartagena la Dow Chemical, in consorzio con altre compagnie straniere, punta alla realizzazione di un megaimpianto per la realizzazione di derivati polimerici (860 milioni di dollari d’investimenti), che opererebbe in accordo con la raffineria della compagnia statale petrolifera Ecopetrol.

Accanto alla Dow Chemical altre transnazionali chimico-farmaceutiche hanno creato in Colombia laboratori di ricerca ed industrie per i prodotti destinati al mercato andino. Tra esse compaiono la Bayer, la Tecnoquímicas S.A., la Abbot Laboratories, la Baxter, la Roche, la Schering-Plough, la Bristol Myers Squibb e la Boehringer Ingelheim.

Il business dei complessi militari-industriali

Il Plan Colombia ha rappresentato un’occasione unica di profitto non solo per la Monsanto e la Dow Chemical che commercializzano gli erbicidi dispersi nelle campagne, ma anche per i maggiori colossi del complesso militare-industriale statunitense. La United Technologies del Connecticut e la Bell-Textron del Texas si sono aggiudicate infatti la megacommessa di 600 milioni di dollari per la componente elicotteristica del programma di riarmo, fornendo i famigerati “Black Hawk” e i velivoli “Huey”. Come nel caso delle principali compagnie petrolifere, la United Technologies e la Bell-Textron sono state protagoniste della campagna di lobbyng durante la discussione del pacchetto finanziario del Plan Colombia. Esse offrirono perfino ai rappresentanti del Congresso l’opportunità di montare a bordo dei velivoli per un breve volo sui cieli di Washington. Queste compagnie belliche hanno inoltre donato 1,25 milioni di dollari a favore delle campagne elettorali di candidati democratici e repubblicani del 1998, cifra che sarebbe stata tre volte superiore in occasione delle presidenziali del 2000[28].

Le “Military Private Companies” statunitensi sono poi le principali destinatarie dei fondi stanziati per le operazioni militari, le attività d’intelligence e l’addestramento delle forze armate e della polizia colombiana. Lo scorso anno 17 di queste compagnie hanno sottoscritto con Washington contratti per più di 150 milioni di dollari. Oltre alle attività di fumigazione che come abbiamo già visto sono realizzate dalle società private DynCorp, MPRI ed Eagle Aviation Services and Technology Inc., i contratti riguardano la fornitura di attrezzature sofisticate, la gestione di operazioni di spionaggio, la “consulenza” nella lotta antiguerriglia, ecc.. L’industria Lockheed-Martin si è già aggiudicata ben 8 contratti per un valore complessivo di oltre 26 milioni di dollari. Più di 200 suoi tecnici operano nel paese assicurando l’appoggio logistico e la manutenzione agli aerei da trasporto e agli elicotteri da guerra; inoltre stanno addestrando i piloti colombiani alla guida degli elicotteri Black Hawks” e UH-2H “Huey”. Sempre in vista dell’addestramento dei militari e del personale in forza all’Istituto nazionale penitenziario, il Dipartimento USA ha sottoscritto alcuni contratti con la DynCorp Aerospace Technologies Inc. e con la DynCorp Aerospace Operations Ltda., compagnie controllate dalla DynCorp della Virginia[29]. Le attività di formazione vengono realizzate presso la base aerea di Tolemaida e presso Fort Ruker in Alabama. Ulteriori attività di addestramento in operazioni antidroga e antiguerriglia sono state assegnate alla APSS-Air Park Sales and Service, alla Arinc Inc., alla Integrated Aerosystem Inc. e alla Virginia Electronic System. Delicate missioni di controspionaggio, raccolta ed elaborazione dati sui movimenti delle organizzazioni guerrigliere sono state attribuite alle società Alion, Cambridge Communications, Man Tech, Matcom, SAIC-Science International Corp., TRW. La Northrop Grumman California Microwave Systems, filiale della Northrop Grumman Corp., una delle maggiori industrie belliche nordamericane, opera nelle regioni meridionali della Colombia grazie ad aerei sofisticatissimi in grado di captare le comunicazioni radio e di eseguire dettagliate riprese fotografiche. Le informazioni raccolte sono successivamente trasferite al Sistema di Riconoscimento” del Comando Sud delle forze armate USA, al Pentagono e alle autorità colombiane. Non meglio specificate “operazioni di consulenza” a favore del personale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotá sono state assegnate all’azienda ACS Defense[30].

 In più di un’occasione, una “Military Private Company” ha partecipato direttamente a vere e proprie operazioni di guerra. Il 13 dicembre 1998 ad esempio, alcuni piloti della statunitense Air Scan International Inc. hanno bombardato il villaggio Santo Domingo nel dipartimento di Arauca, causando la morte di 18 persone[31]. Nell’ottica della sempre più ampia privatizzazione del conflitto interno va poi menzionato il ruolo ricoperto dalla Defense Systems Limited (DSL) di Londra, società a cui la British Petroleum affida la protezione dei propri impianti di estrazione e dell’oleodotto OCENSA[32]. La DSL si sarebbe valsa della collaborazione di una società israeliana, la Silver Shadow, che avrebbe eseguito impunemente operazioni di spionaggio a danno di leader contadini e sindacalisti. Le informazioni raccolte dagli uomini della Silver Shadow sarebbero state utilizzate dall’esercito e dai paramilitari colombiani per selezionare alcune persone poi assassinate o fatte sparire nel nulla[33].  

 A proposito dell’intreccio civile-militare di importanti transnazionali operanti in Colombia, va segnalato il ruolo del consorzio Rand Corporation – Entrust – Carlyle – Nortel. La Rand Corporation, compagnia di consulenza per le politiche di sicurezza, è attiva nell’addestramento di gruppi paramilitari e di società di vigilantes. Una sua azienda ha ottenuto un contratto di 2,4 milioni di dollari per sviluppare le comunicazioni del Ministero della Difesa nell’ambito dei finanziamenti del Plan Colombia. Del consiglio d’amministrazione della Rand Corporation fanno parte John Reed, ex presidente del Citigroup, e Frank Carlucci, ex segretario alla difesa durante la presidenza di George Bush padre, poi passato alla guida delle telefonica Nortel, ed oggi presidente del Carlyle Group, conglomerato finanziario particolarmente attivo nel settore militare, missilistico nucleare ed aerospaziale, tra i primi dieci gruppi bellici per fatturato negli Stati Uniti[34]. Come nel caso della Harken Energy Corporation, anche il Carlyle Group non è estraneo agli affari della famiglia Bin Laden: i fondi del gruppo statunitense hanno amministrato sino all’attentato dell’11 settembre 2001 buona parte degli investimenti del Saudi Binalding Group[35]. L’attuale presidente della Rand Corporation è inoltre direttore di Entrust, società che opera nel settore della cosiddetta “sicurezza d’internet” e nello spionaggio delle informazioni circolanti sulle reti telematiche. Alcuni dei principali manager di Entrust siedono a loro volta nei consigli d’amministrazione dei colossi telefonici AT&T e Nortel, compagnia quest’ultima che ha acquisito in Colombia la società di telefonia cellulare Comcel e che ha intrapreso un’azione legale contro Telecom per il pagamento di presunti inadempimenti contrattuali in occasione del piano di potenziamento delle reti telefoniche fisse. Avvocato della Nortel in questo procedimento è il neoministro colombiano dell’Interno e della Giustizia, Fernando Londoño Hoyos.

Plan Colombia

I contratti sottoscritti con le compagnie private statunitensi

Compagnia

Importo US$

Oggetto

Sede

Personale impegnato

ACS DEFENSE

517.035

Appoggio logistico personale statunitense impegnato nel Plan Colombia

Bogotá

Imprecisato

ACS Defense

237.810

Appoggio logistico personale del governo USA impegnato nel Plan Colombia

 

Bogotá

Imprecisato

ACS Defense

196.000

Appoggio logistico personale ambasciata USA

Bogotá

Imprecisato

AIR PARK Sales and Service Inc.

1.100.000

Installazione sistemi comunicazione aerea

Apiay, Bogotá e Cartagena

Imprecisato

ALION LLC

20.000

Consulenza in attività d’intelligence

 

Bogotá

Imprecisato

ARINC Inc.

1.146.826

Manutenzione ed appoggio logistico aereo C-26

Territorio nazionale

Imprecisato

ARINC Inc.

3.557.929

Addestramento ed appoggio logistico
per l'intercettazione dei voli del narcotraffico

 

Territorio nazionale

Imprecisato

ARINC Inc.

1.549.309

Costruzione depositi carburanti in basi aeree

Territorio nazionale

Imprecisato

ARINC Engineering Services LLC

11.000.000

Installazione visori notturni in velivoli aerei

Barranquilla

Imprecisato

CAMBRIDGE COMMUNICATIONS

450.000

Fornitura componenti radar

Leticia e Trés Esquinas

Imprecisato

DYNCORP Aerospace Technologies Inc.

79.200.000

Fumigazione aerea

 

Territorio nazionale

 

Imprecisato

DYNCORP Aerospace Technologies Inc.

1.292.000

Addestramento piloti elicotteri “Black Hawk”

Fort Ruker (Alabama) e Tolemaida

 

6

DYNCORP Aerospace Operations Ltda

4.875.017

Consulenza personale civile e militare

Territorio nazionale

 

Imprecisato

INTEGRATED AEROSYSTEM Inc.

560.000

Addestramento piloti aereo “Schweizer”

Apiay,
Barranquilla e Cali

 

Imprecisato

INTEGRATED AEROSYSTEM Inc.

50.000

Fornitura ricambi e componenti elettroniche

Territorio nazionale

Imprecisato

INTEGRATED AEROSYSTEM Inc.

35.000

Addestramento piloti aerei AC-47

Apiay

Imprecisato

LOKHEED-MARTIN

4.216.748

Appoggio logistico operazioni aerei C-130B e C-130H

Bogotá

4

LOKHEED-MARTIN

2.128.663

Appoggio logistico elicotteri UH-60 “Black Hawk”

Guaymaral

6

LOKHEED-MARTIN

3.133.431

Manutenzione velivoli del Servizio Aereo della Polizia

Territorio nazionale

150

LOKHEED-MARTIN

813.000

Addestramento piloti degli elicotteri UH-60 “Black Hawk”

Tolemaida

6

LOKHEED-MARTIN

3.600.000

Addestramento piloti degli elicotteri UH-2H “Huey”

Tolemaida

6

LOKHEED-MARTIN

1.700.000

Addestramento Squadra di Assistenza
Tecnica elicotteri

Tolemaida

2

LOKHEED-MARTIN

7.500.000

Istallazione simulatori di volo 2B24

Melgar

14

LOKHEED-MARTIN

3.525.077

Installazione sistemi d’intelligence

Villa Garzón e Guaymaral

25

MAN TECH

2.146.692

Coordinamento informazioni raccolte dalle agenzie
coinvolte nel Plan Colombia

Territorio nazionale

Imprecisato

MATCOM

120.000

Coordinamento attività Forze Aeree USA e colombiane

Bogotá

1

NORTHROP GRUMMAN California Microwave Systems

 

 

8.600.000

 

Operazioni spionaggio e fotografie aeree

 

Territorio nazionale

 

Imprecisato

RENDON GROUP

2.400.000

Consulenze nel settore delle comunicazioni

Bogotá

Imprecisato

SAIC Science International Corp.

255.335

Analisi dati d'intelligence

Bogotá

Imprecisato

TRW

4.300.000

Installazione sistema radar ed elaborazione dati

Territorio nazionale

Imprecisato

VIRGINIA ELECTRONIC SYSTEM Inc.

150.000

Addestramento squadroni fluviali

 

Amazzonia

Imprecisato

Holding finanziarie e controllo del mercato creditizio

Grazie al decennio di “apertura” al capitale straniero, hanno potuto fare ingresso in Colombia le grandi multinazionali del settore assicurativo, le quali hanno creato proprie filiali o hanno scelto di acquisire consistenti pacchetti sociali sino ad assorbire le società assicurative nazionali. In questo settore si è passati da un sistema in cui le autorità statali esercitavano un certo controllo anche a difesa degli interessi dei consumatori, ad uno in cui esiste la più totale deregulation. Le leggi n. 45 del 1990 e n. 9 del 1991 hanno dato piena libertà alle compagnie per ciò che riguarda la fissazione di tariffe e la stipula di polizze e contratti assicurativi; inoltre hanno autorizzato gli investitori stranieri ad acquisire sino al 100% del patrimonio azionario di una compagnia di assicurazioni. La riforma del sistema sanitario e pensionistico ha poi dato un notevole impulso allo sviluppo delle pensioni integrative. Tra le imprese che dominano il mercato assicurativo e previdenziale, è possibile annoverare innanzitutto la spagnola Mapfre, oggi il gruppo assicurativo più grande in America Latina, presente con la controllata Mapfre Seguros de Colombia. La Mapfre ha inoltre acquisito l’intero capitale della compagnia colombiana Reaseguradora Hemisférica. Un’altra compagnia assicurativa spagnola, la Cesce, ha fatto ingresso in Segurexpo, mentre il Banco de Bilbao y Vizcaya (BBV) ha assorbito l’assicuratrice colombiana La Ganadera. Altre grandi società internazionali operano in Colombia in compartecipazione con gruppi assicurativi nazionali: la AIG, presente in Interamericana e Colmena; l’Allianz-AGF che ha recentemente elevato la sua partecipazione azionaria al 93,6% in Colseguros; la Munich Reinsurance Company, che grazie ad un investimento di 50 milioni di dollari ha acquisito il pacchetto di maggioranza di Inversura. Altre compagnie internazionali operano invece con capitale proprio al 100%: le Assicurazioni Generali di Trieste, la Royal & Sunalliance (Fenix), la Chub, la Real de Seguros dell’ABN Amro Bank.

In una realtà in cui Fedesarollo stima che entro il 2010 le compagnie assicuratrici giungeranno a fatturare oltre 7.000 milioni di dollari all’anno, più altri 2.700 milioni di dollari che potrebbero essere raccolti nel settore della previdenza sociale, si spiega la dura competizione in atto per acquisire le ultime compagnie nazionali sfuggite al controllo straniero. Tra le più ambite c’è certamente Previsora, compagnia di assicurazione e di gestione dei fondi pensione sino ad oggi a capitale pubblico, ma che rientra tra i piani di privatizzazione da parte del governo. Il potente Grupo Impresarial Antioqueño, da parte sua, si è detto disponibile a trasferire ad un partner straniero un’importante quota azionaria della compagnia finanziaria Corfinsura, a capo delle società assicuratrici Corporación Financiera Nacional e Suramericana. Già nel giugno 1999 il 15% di Corfinsura è passato sotto il controllo della International Finance Corporation, società di proprietà della Banca Mondiale.

Con le riforme del sistema bancario anche numerosi istituti di credito sono stati assorbiti dalle compagnie internazionali e il capitale straniero controlla oggi direttamente il 27% degli istituti finanziari colombiani. Anche in questo settore, come in quello assicurativo, sono forti gli interessi degli istituti di credito spagnoli: il BBV Banco Bilbao Vizcaya ha assunto il controllo del Banco Ganadero e della compagnia finanziaria Corfigan, mentre il Banco Santander è in corsa per l’acquisizione degli sportelli che il settore pubblico ha deciso di privatizzare (Bancafé, Granhahorrar, ecc.)[36]. Tra i complessi bancari internazionali maggiormente attivi vanno poi menzionati la Deutche Bank, il Banco Sudameris (proprietà del Gruppo Intesa italiano), il Credit Suisse, presente in Colombia dal 1973 quando curò la prima emissione di buoni internazionali della nazione, e la ABN Amro-Bank che oltre ad operare nel settore assicurativo e dei fondi pensione ha assorbito lo storico Banco Real de Colombia.

Nel settore finanziario è significativa l’opera della Darby Company, società fondata da Nicholas Brady, ex segretario del Tesoro degli Stati Uniti durante l’amministrazione di George Bush padre. La compagnia è presente nel settore petrolifero attraverso la controllata Amerad-Hess, socia minore della British Petroleum nelle attività estrattive in Cusiana. Capitali della Darby Company sono stati investiti nel maggiore quotidiano colombiano, El Tiempo, e nella società di telefonia cellulare Avantel, nell’orbita della multinazionale Motorola. La Darby offre copertura finanziaria ad alcuni progetti di strade e dighe in fase di realizzazione nel paese e ha fatto ingresso in Leasing Bolívar, in Petrosantander e in un fondo latinoamericano d’investimenti con la banca spagnola BBV[37].

È tuttavia il conglomerato Citigroup Inc. uno dei maggiori investitori finanziari nel mercato colombiano. Presente nel paese dal 1929, Citigroup é uno dei più importanti promotori del meeting che annualmente gli investitori stranieri realizzano a Cartagena per programmare le politiche d’intervento in Colombia[38]. Citigroup gestisce nel paese oltre 120.000 conti individuali e ricopre il ruolo di principale creditore dello Stato. Gli investimenti nel paese variano tra i 100 e i 500 milioni di dollari all’anno; nel 2001 Citibank NA, società controllata da Citigroup Inc., ha concesso al governo un credito per 250 milioni di dollari, utilizzato per il pagamento del debito estero e per “investimenti infrastrutturali” che in realtà sono stati funzionali alle privatizzazioni delle imprese pubbliche secondo il modello di aggiustamento strutturale determinato dal Fondo Monetario[39]

Una parte dei fondi elargiti dal Citigroup sono stati utilizzati per i piani di sfruttamento intensivo delle risorse energetiche e ciò non deve stupire più di tanto in quanto il gigante petrolifero Chevron-Texaco, tra i maggiori commercializzatori del crudo colombiano, appartiene all’impero bancario-finanziario del Citigroup. Quest’ultimo ha poi sottoscritto un’alleanza strategica con la società automobilistica Ford, sancita dall’ingresso dell’ex presidente dell’azienda automobilistica nel consiglio di amministrazione del gruppo bancario; incroci di capitali legano inoltre Citigroup alla transnazionale della chimica Du Pont, al gigante delle telecomunicazioni AT&T, all’industria militare United Technologies che ha prodotto gli elicotteri del Plan Colombia. Citigroup controlla infine la holding civile-militare Halliburton, impresa di cui è stato manager l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti Dick Chaney e che detiene importanti pacchetti azionari della Chevron-Texaco, della Exxon-Mobil, della Monsanto e della Pepsi-Cola. Una controllata di Helliburton è la Brown & Root's, società con vasti interessi nel settore militare, attiva in Vietnam, Turchia, Cecenia, Ruanda, Bosnia e Kosovo e che ha recentemente acquistato alcuni terreni in Colombia per realizzarvi centri commerciali e ipermercati.

Tra i maggiori creditori dello stato colombiano compare anche il nome della Chemical Bank, banca recentemente assorbita dal colosso finanziario J. P. Morgan-Chase di proprietà delle famiglie Morgan e Rockfeller, nel cui consiglio di amministrazione siedono i rappresentanti di alcune delle più importanti multinazionali presenti in Colombia, le compagnie petrolifere Exxon-Mobil e BP-Amoco, le holding Honeywell (filiale della General Elecric) e Bechtel, la Dupont, i laboratori farmaceutici Merck e Wyeth, il gruppo editoriale Hearst noto per la pubblicazione di Cosmopolitan[40].

Il Morgan-Chase opera in Colombia direttamente come banca d’investimenti, come erogatore di prestiti e crediti internazionali e come società assicuratrice, attraverso il Chase Securities Inc.. Ha inoltre fatto da consulente delle autorità governative per alcuni programmi di privatizzazione, principalmente nel campo delle telecomunicazioni, e persino per il piano di risanamento del Río Bogotá. Anche la Chase Manhattan Corp., il Banco Bilbao Vizcaya, la Standard Chartered Bank e la BNP Paribas sono impegnati dal 2001 nell’esborso di importanti crediti a favore del governo colombiano. Specie nell’ultimo decennio, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno delegato ad alcune importanti banche internazionali il finanziamento dei progetti implementati in Colombia: tra esse compaiono, oltre alle già citate Citibank e Morgan-Chase, la Bank of America, la Manufacturers Hanover Trust, la Bankers Trust, la Midland Bank, la Banca di Tokyo, la First National Bank, il Credit Lyonnais [41].

Fusioni ed acquisizioni di società, realizzazioni di progetti ed attività nei settori delle telecomunicazioni, dei gasdotti, dell’industria della carta e della grande finanza hanno ricevuto la consulenza di importanti gruppi nordamericani come SalomonSmithBarney, Skadden, Arps, Slate Neagher & Flom Llp. La più nota Price Waterhouse Coopers di New York, attraverso il controllato Latin American Transaction Services Group, gestisce alcuni fondi d’investimento che assicurano la movimentazione di capitali tra la Colombia e gli Stati Uniti[42]. E’ sempre alle grandi società straniere che viene assegnata la realizzazione delle megaopere infrastrutturali dagli inaccettabili impatti socioambientali. In questo settore si registra l’attivismo delle imprese di costruzioni europee ed in particolare italiane. Un ruolo importante è stato ricoperto innanzitutto dall’Impregilo, società del gruppo Fiat-Agnelli, tra i realizzatori della Connessione viaria Valle d’Aburrá-Río Cauca e del cosiddetto “tunnel d’Occidente” (dipartimento di Antioquia). Il consorzio costituito da Astaldi, CMC (Cooperativa Muratori e Cementizi) e Federici (oggi a