Firenze, 5 luglio 2004 - Il Comune di Firenze, che si
autodefinisce “operatore di pace”, ha annunciato con soddisfazione il
concretizzarsi di un’operazione finanziaria dal valore di 75 milioni di
euro con una delle Banche Armate per eccellenza, Banca Nazionale del Lavoro.
108 autorizzazioni per 69 milioni di euro, circa il 9,65% del totale
nazionale degli importi autorizzati nel 2003 dal Parlamento Italiano per
l'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento*. E’
questa la carta d’identità della BNL, che si posiziona al quarto posto nella
graduatoria stilata ogni anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il vicesindaco Matulli definisce questa operazione ‘di grande significato e
con il massimo dei vantaggi per il Comune’. E’ sorprendente perché
sembra ignorare totalmente il dibattito che ormai da anni coinvolge i cittadini,
la società civile organizzata, le istituzioni, sul tema dell’etica e delle
Banche Armate. Un dibattito che nella passata legislatura ha coinvolto
proprio il consiglio comunale fiorentino quando il 21/1/2002 è stata approvata
all’unanimità la mozione che invita il Comune di Firenze a non
attivare rapporti con le banche che finanziano le imprese coinvolte nel settore
del commercio di armi. L’impegno per la pace non si può esaurire con
l’invito a esporre le bandiere arcolbaleno ma si deve costruire attraverso
comportamenti concreti, tra i quali l’interruzione dei rapporti con le
banche armate.
Ricordiamo a Matulli, ma anche al sindaco Domenici che sta approntando la nuova
giunta, che le operazioni autorizzate di BNL nell’import ed export di armi si
concretizzano in Malesia, dove tuttora persistono detenzioni arbitrarie di
oppositori politici, maltrattamenti, casi di tortura e la
libertà di stampa è limitata; in India, paese in guerra con il
Pakistan per il controllo del Kashimir; in Israele paese in conflitto con
il popolo palestinese. La legge 185/90 che regola il commercio d'armi vieta
espressamente la vendita di armamenti verso stati in conflitto e che risolvono
con la forza le controversie territoriali, verso paesi la cui politica contrasti
con i principi di cui all'art.11 della Costituzione italiana, verso paesi i cui
governi sono responsabili di violazioni di convenzioni internazionali in materia
di diritti dell’uomo.
Da parte nostra chiediamo al Comune di Firenze di attivare le operazioni
finanziarie utili allo svolgimento dell’amministrazione della città con gli
istituti di credito che sono fuori dalla lista delle Banche Armate, pubblicata
ogni anno dalla Presidenza del Consiglio: chiediamo cioè che le parole di pace
si concretizzino in atti politici ad esse coerenti.
Ci attiveremo subito in Consiglio per denunciare il mancato rispetto della
mozione del 21 gennaio 2002 e per proporre la predisposizione di atti formali
che vincolino in maniera precisa l’impegno a non intraprendere relazioni
finanziarie con Banche Armate.
Firmato
Ornella De Zordo - capogruppo unaltracittà/unaltromondo
Monica Sgherri - capogruppo rifondazione comunista
*http://www.banchearmate.it/Dati/Relazioni/2004/Banche2003.xls
FONTE: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Relazione sulle operazioni
autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito
dei materiali di armamento nonché dell'esportazione e del transito dei prodotti
ad alta tecnologia (Anno 2003), Roma, Senato della Repubblica, Atti
Parlamentari, Doc. LXVII n. 1, 2004 (cfr. Tabella S nell'Allegato E: Relazione
del Ministero dell'Economia e Finanze, Dipartimento del Tesoro- Direzione III)
Per un’analisi approfondita della Relazione 2004 sull’export di armi
italiane si segnala l’articolo “Armi e armi ancora” di Giorgio Beretta,
apparso sull’ultimo numero di Mosaico di Pace, rivista edita da Pax Christi
Italia/Rete Lilliput: http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_5637.html