FORUM SOCIALE EUROPEO
Social Forum senza rotta
di Angelo Mastrandrea

mercoledì 22 dicembre 2004.

A Parigi nessun accordo sulla «riforma». Il 19 marzo a Bruxelles tre cortei. E a giugno arriva il Forum del Mediterraneo. Intanto Porto Alegre spera in Zapatero

ANGELO MASTRANDREA
INVIATO A PARIGI

Non sono bastati due giorni di discussione a far partorire un’idea diversa di forum né a raggiungere un accordo sulla manifestazione europea del 19 marzo. Dove si va verso l’organizzazione di manifestazioni in diverse città europee e ben tre cortei a Bruxelles: uno della Confederazione europea dei sindacati (Ces) sulle politiche sociali dell’Unione, il secondo dei movimenti, che vogliono sfilare anche per il ritiro delle truppe mentre la Ces non vuole saperne, un terzo degli studenti. Quel che è sicuro è che già a partire dall appuntamento mondiale a Porto Alegre, dal 26 al 30 gennaio prossimi, l’orientamento del movimenti sociali sarà più votato all’azione, con la promozione di campagne, che alla discussione. Maggiore spazio, dunque, al lavoro delle reti tematiche, niente assemblee plenarie, considerate poco più che delle passerelle per politici o organizzazioni, con gli interventi decisi in base ad una logica spartitoria, spazio a seminari di approfondimento. Difficilmente, poi, vedremo un forum all’anno. Più probabilmente assisteremo ad un’alternanza tra l’appuntamento mondiale e quello continentale. Detta in soldoni, quello che i movimenti chiedono al Forum sono una sua maggiore efficacia e operatività, e che le energie non siano spese tutte nell’organizzazione dei meeting a discapito delle lotte sociali. Non sarà comunque demolito il suo carattere di grande «università popolare», di palestra di relazioni tra movimenti pure molto diversi fra loro e provenienti da tutto il mondo. Lo ha dimostrato anche l’assemblea straordinaria che si è chiusa domenica a Parigi, convocata per discutere l’esaurimento della formula che aveva condotto al grande successo di Firenze ma che a Londra, due mesi fa, ha invece segnato il passo. Alla chiamata hanno risposto, oltre alle consuete organizzazioni dell’Europa occidentale, anche movimenti dell’est del continente, dall’Ungheria alla Polonia, e i turchi, pienamente inglobati nella società civile organizzata europea ancor prima che nella Comunità degli stati dell’Ue. Assenti invece i sindacati confederali europei, ad eccezione della Cgp che ha fatto gli onori di casa.

Alla fine, irrisolte le questioni principali, dalla presenza dei partiti alla democrazia interna, nessun documento scritto e appuntamento a Bruxelles il 14 e 15 gennaio per un supplemento di discussione. Nel frattempo l’agenda dei movimenti sociali per i prossimi mesi si presenta molto fitta: il Forum sociale di Porto Alegre a gennaio, preceduto da un Forum panamazzonico a Manaus, sempre in Brasile; la contestazione al tour europeo (in Inghilterra, Germania e forse Francia) del presidente Usa Bush a febbraio; le manifestazioni del 19 marzo. Ma la vera novità sarà il Forum del Mediterraneo che si svolgerà a Barcellona dal 12 al 16 giugno e che metterà insieme, con non pochi problemi dovuti all’instabilità di alcune aree e ai rapporti «etnici», i movimenti di un’area che va dal Marocco a Israele e Palestina. Un appuntamento che si sarebbe dovuto svolgere già un anno e mezzo fa ma che era slittato proprio per le difficoltà organizzative ma anche per la diffidenza degli organizzatori del Forum europeo e che ora invece è in dirittura d’arrivo. Un’assemblea organizzativa si svolgerà a Marsiglia la metà di gennaio. Mentre del prossimo Forum di Atene si comincerà a discutere alla fine di marzo proprio nella capitale ellenica. Per ora l’orientamento è di realizzarlo tra marzo e aprile del 2006.

Già a Porto Alegre, fra poco più di un mese, la formula sarà differente. Diviso in undici aree tematiche, in undici luoghi diversi, il Forum non avrà grandi assemblee plenarie ma solo seminari e «confronti», in cui i movimenti discuteranno anche con chi la pensa molto diversamente da loro e dove comunque sono ammessi esponenti politici. E’ ancora incerta la presenza del presidente Lula, anche se il governo brasiliano ha investito nel forum quest’anno, economicamente e politicamente, ancora più che nelle precedenti edizioni, nonostante la sconfitta elettorale proprio nella città che ospita l’appuntamento. Curiosamente ma non tanto, visto il grande ritorno economico e d’immagine, il Forum continua ad essere finanziato sia dal comune che dal governo dello stato del Rio Grande do Sul, nonostante entrambi non siano governati dal Pt di Lula.

I numeri sono come al solito imponenti, e testimoniano di una grande vitalità dei movimenti del sud del mondo, vuoi per l’effetto dell’edizione dello scorso anno a Mumbai, vuoi perché il prossimo Forum si svolgerà probabilmente in Africa. Già 40.000 gli iscritti agli oltre 1800 seminari, in rappresentanza di un numero di organizzazioni maggiore che nel passato. Non ci saranno eventi di grande rilievo mediatico, anche se gli organizzatori sperano nel colpaccio Zapatero. Il primo ministro spagnolo, in tour nell’America latina, proprio in quei giorni sarà ospite di Lula e molti sperano in un’apparizione dei due, che proietterebbe il Forum sulla ribalta internazionale come già avvenne due anni fa con il primo discorso di Lula da presidente della repubblica.

da il manifesto 21.12.04.