lunedì, 03 gennaio 2005
La Wto licenzia 30 milioni di tessili
Il 2005 porterà una vera e propria rivoluzione liberista nell'industria tessile globale e la conseguenza più probabile sarà la perdita di circa 30 milioni di posti di lavoro, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Da ieri non è più in vigore il cosiddetto «accordo multifibra», che da circa trent'anni favorisce l'esportazione dei paesi più poveri attraverso un sistema di quote e tariffe agevolate. La paura maggiore è che la completa liberalizzazione, voluta dall'Organizzazione mondiale del commercio, Omc-Wto, avvantaggerà i sistemi economici che più facilmente competono sul costo della manodopera, non prevedendo i diritti sindacali elementari e non rispettando gli standard minimi del lavoro. È il caso noto della Cina, che potrebbe passare da una quota di mercato mondiale del 17 per cento, nel 2003, a una quota superiore al 50 per cento nel giro di un solo anno. «La responsabilità principale di questa situazione è della Wto ed è la stessa organizzazione che ora deve intervenire per evitare gli imminenti, inevitabili effetti di dumping sociale», ha dichiarato il segretario della Federazione mondiale del lavoratori tessili, Neil Kearney. «Molti di quelli che perderanno il posto nel sudest asiatico saranno costretti a emigrare proprio in Cina, aggiungendosi ai milioni di sfruttati che già ora lavorano per 16 ore al giorno, sette giorni alla settimana, con salari da fame, nessuna tutela previdenziale, di salute e sicurezza e tanto meno con la difesa di un sindacato o la speranza di democrazia», ha aggiunto Kearney. In questi giorni la Federazione ha chiesto di incontrare i vertici della Wto per elaborare urgentemente un programma di ammortizzatori sociali e di occupazione alternativa da proporre ai governi dei paesi più colpiti. In Bagladesh, più di un milione di tessili, in gran parte giovani e donne, sono destinati a restare senza lavoro. Da giorni, infatti, migliaia di operai stanno manifestando per la difesa del posto ma anche contro le nuove leggi del governo che ha portato a 72 ore l'orario standard settimanale. Si prevede che lo stesso numero di esuberi riguarderà presto l'Indonesia, mentre sono tra i 200 e i 350 mila quelli stimati per lo Sri Lanka. Le politiche neoliberiste non danneggeranno però solo l'area del sudest asiatico, già martoriata dallo tsunami.
In Africa la produzione tessile si è concentrata e ha permesso una speranza di sviluppo soprattutto nelle isole Mauritius, in Madagascar, in Uganda, in Kenya e nel Lesotho. «In due anni la minaccia della concorrenza cinese ha spinto molte imprese straniere a chiudere gli stabilimenti - racconta Atma Shanto, sindacalista delle Mauritius - con il conseguente licenziamento di circa dieci mila operai». Inoltre, la maggioranza di personale femminile nel settore induce a pensare che alla perdita del lavoro molte donne africane non avranno altra scelta che la prostituzione per sopravvivere. Diverse organizzazioni non governative stanno facendo pressioni sulle imprese europee affinché smettano di delocalizzare dove il lavoro costa meno e pensino piuttosto a migliorare la qualità delle produzioni dove le fabbriche esistono già: «Agli imprenditori chiediamo di essere più trasparenti nella rintracciabilità dei prodotti, così da assicurare ai consumatori che all'origine di ogni abito o stoffa commercializzati in Europa o negli Stati uniti non ci sia sfruttamento», spiega Anjali Kwatra, responsabile della ong Christian Aid. L'agenzia delle Nazioni unite per lo sviluppo, Undp, ha appena pubblicato i risultati di uno studio sulle politiche del lavoro necessarie a compensare gli effetti dell'abolizione delle quote. Partendo dal presupposto della piena e buona occupazione, anche i ricercatori Onu, come da tempo sostengono i sindacati europei, invitano le imprese a puntare sull'innovazione del prodotto, sulla qualità e sull'individuazione di mercati di nicchia. Ma servono anche ammortizzatori sociali e programmi di formazione professionale per dare un'alternativa di lavoro stabile e regolare.
VITTORIO LONGHI/Il Manifesto