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venerdì, 19 novembre 2004
Leonardo Coen
La grande vergogna di Tsahal
Ho cercato di non scriverlo subito, questo blog. Ma poi ho
pensato che era giusto che lo facessi subito. Anche perchè tra poche ore,
nelle edicole di tutta Israele, il quotidiano Yedioth Ahronoth, il più
diffuso del Paese, uscirà con un'inchiesta sconvolgente, un po'
come quelle dei soldati americani che si accaniscono sui nemici feriti
o su quelli appena uccisi. Infatti, tali "pratiche" non sono di loro
esclusiva competenza. Succede anche qui, in Cisgiordania. Succede
nell'esercito di un Paese che si vanta d'essere democratico, in
mezzo ad altri Paesi arabi che accusa invece di non esserlo. Alcuni
militari di Tsahal si sono resi responsabili di gratuite violenze ed
umiliazione nei confronti dei cadaveri di palestinesi ammazzati durante i
vari blitz oppure dei kamikaze. Li inchiodano prove inconfutabili:
testimonianze e foto dei loro commilitoni disgustati. Certuni si
sono fatti filmare o fotografare mentre giocano con brandelli umani.
Le foto pubblicate sono quelle meno cruenti, le meno sordide. In una di
esse, comunque, si vede un soldato con la testa di un morto mentre
infila nella bocca una sigaretta accesa, per dileggiarlo. Sotto accusa
alcune unità dei gruppi combattenti - di cui una formata da volontari
ultraortodossi. E' stato anche accertato che le foto e i video
sono oggetto di un macabro commercio: un'instantanea costa mezzo Euro.
Yedioth Ahronoth sostiene di non voler sfruttare il senso morboso
del lettore, attirato dallo scandalo (quel che succede per Internet,
dove i siti che mettono in rete i video delle esecuzioni irachene sono
presi d'assalto), ma di voler informare l'opinione pubblica su quel che
succede veramente nei Territori, al di là della propaganda e
della censura. E, indirettamente, spiegare perchè dall'altra parte del
Muro la rabbia e il desiderio di vendicarsi non si plachino mai.
I portavoce militari hanno esibito grande imbarazzo. Sinora,
nessuna reazione ufficiale. Si aspetta, semmai, stamani. La Matzhak,
ossia la polizia militare, aprirà un'inchiesta? Quasi certamente. Del
resto lo fa capire uno scarno comunicato in cui si promette di "condannare
fermaente questi gravi fatti se si sono verificati". Tra
l'ottobre del 2000 e il giugno del 2004 ne ha già avviate 564, tutte
"violazioni del codice etico" di Tsahal. Ottanta di questi dossiers
sono finiti
davanti alla corte marziale, e quasi altrettante sono state le condanne.
I Palestinesi, dal canto loro, ben si guardano dal denunciare
simili episodi. Primo: hanno paura. Secondo, e il nostro blog ne è la
testimonianza, li si accusa sic et simpliciter di essere
terroristi.
Per evitare da accusatori di finire accusati - è capitato
spesso - preferiscono tacere. Per fortuna, ripeto, per fortuna esiste
ancora qualcuno che non intende né tacere, né soccombere ai poteri
forti. Se c'è qualcuno che deve vergognarsi, ecco, basta che si metta a
leggere quel che Yedioth Ahronoth ha avuto il coraggio (civile) di
pubblicare.