CINA: AMMAZZATI IN NOME DELLA LEGGE        NonTuttiSanno n. 20


Delle 5.599 esecuzioni di condanne a morte avvenute nel 2003, l'89,3% circa
e' avvenuto in Cina. Il dato emerge dal Rapporto 2004 di 'Nessuno tocchi
Caino', associazione che si batte per l'abolizione della pena di morte nel
mondo. Dopo la Cina, per la quale sono stimate almeno 5.000 esecuzioni, in
cima alla lista dei 29 paesi-boia vi sono l'Iran con almeno 154 casi, l'Iraq
con almeno 113, il Vietnam con almeno 69, e gli Stati Uniti con 65
esecuzioni
(http://www.nessunotocchicaino.it/caino/navig/argomentolist.jsp?id=135).

La situazione della Cina appare indubbiamente come la piu' drammatica, anche
perche' il governo mantiene segrete le statistiche nazionali sulle sentenze
e le esecuzioni a morte e quindi il numero di esecuzioni accertato e'
certamente molto inferiore al dato reale. Nel marzo 2004 il parlamentare
cinese Chen Zhonglin ha dichiarato al 'China Youth Daily' che nel paese vi
sarebbero all'incirca 10.000 esecuzioni all'anno
(http://www.asianews.it/view.php?l=en&art=505). Secondo quanto pubblicato
nel volume ''Disidai'' o ''La Quarta Generazione'', invece, pubblicato nel
2002 e scritto da un membro interno del partito che ha usato lo pseudonimo
di Zong Hairen, 15.000 persone sarebbero state mandate a morte ogni anno in
Cina dal 1998 al 2001.

Il quotidiano 'Beijing News' ha inoltre riportato che verso la fine del 2003
la Corte Suprema della Cina ha esortato le corti del paese a dotarsi di
furgoni dove giustiziare, subito dopo il verdetto, le persone condannate a
morte. Questi furgoni sono prodotti nello stabilimento di Nanjing
dell'IVECO, azienda del gruppo FIAT, e vengono poi attrezzati per
l'esecuzione. Per ciascun furgone l'IVECO incassa 400.000 yuan, ossia circa
40.000 euro (http://www.amnesty.it/notiziario/04_02/AI_in_italia2.php3).

Nel Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata
dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, si chiede
ad ogni individuo e ad ogni organo della societa' di fare la propria parte
per garantire, ovunque nel mondo, il pieno rispetto dei diritti umani, primo
fra tutti il diritto alla vita (art. 3)
(http://www.unhchr.ch/udhr/lang/itn.htm).

DOMANDA: E' accettabile che una grande impresa ITALIANA/transnazionale come
la FIAT non tenga conto di quanto viene richiesto nella Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani?