ENI, GUERRA e PETROLIO
NonTuttiSanno n. 22
- A Nassiriya gli italiani sono morti per la patria... o per il petrolio?
Secondo uno studio pubblicato nel dicembre 2002 dal Royal Institute of
International Affairs, la zona di Nassiriya, in Iraq, ospita un giacimento
petrolifero con riserve accertate pari a 2-2,6 miliardi di barili (ma
stimate fra i 2,5 ed i 4 miliardi) e con possibilita' produttiva di
estrazione di circa 300.000 barili al giorno, il che ne fa il quinto per
importanza tra i nuovi giacimenti che l'Iraq di Saddam voleva avviare a
produzione
(http://www.riia.org/pdf/research/sdp/The%20Future%20of%20Oil%20In%20Iraq%20Marcel%20Dec%202002.pdf).
Lo studio riferisce inoltre che prima della guerra la compagnia petrolifera
italiana ENI, cosi' come la spagnola Repsol, aveva condotto negoziati con
l'Iraq per aggiudicarsi lo sfruttamento dei giacimenti di Nassiriya.
Maggiori dettagli sull'affare sono stati resi noti dal sottosegretario di
Stato ai rapporti con il Parlamento Cosimo Ventucci, secondo il quale i
negoziati, iniziati nel 1995, avevano portato alla sottoscrizione nel 1998
di una iniziale bozza di accordo fra ENI e gli enti competenti iracheni per
lo sfruttamento dei campi petroliferi di Nassiriya, bozza poi modificata nel
2001. Per divenire un contratto, tuttavia, l'accordo avrebbe dovuto
attendere la fine dell'embargo all'Iraq
(http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/61e5e42d33cb92ac412568400038b59e/c41f0cbcb4ed2423c1256e5c002bdf4f?OpenDocument).
L'ex-dirigente dell'ENI Benito Li Vigni, inoltre, spiega che si trattava di
un accordo estremamente vantaggioso, con costi bassi e profitti molto alti;
esso prevedeva infatti che i costi di estrazione che la compagnia avrebbe
dovuto affrontare venissero ripagati interamente dalla produzione del
petrolio estratto, mentre gli utili della restante parte della produzione
sarebbero andati per il 70% al governo iracheno e per il 30% all'ENI
(http://www.antoniodipietro.it/edicola/comunicati.php?comid=757).
La missione italiana in Iraq ha avuto inizio con l'approvazione, il 10
luglio 2003, di un decreto legge con il quale il governo italiano ha
finanziato un ospedale della Croce Rossa Italiana a Baghdad inviando
contemporaneamente 27 carabinieri per garantirne la sicurezza
(http://www.parlamento.it/parlam/leggi/03219l.htm).
L'intervento e' stato
presentato dal ministro degli Esteri Frattini come una missione ''che ha
scopo emergenziale e umanitario''
(http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed298/s050.htm),
e
tuttavia nel decreto si specifica che i militari sarebbero stati soggetti al
codice penale militare di guerra. Successivamente sono state inviate altre
forze per un totale di 2.800 soldati. La sede del comando della missione e'
stata situata nel centro di Nassiriya, all'interno dell'ex-camera di
Commercio, esattamente di fronte alla raffineria di petrolio della citta'.
Quando, il 22 ottobre 2003, i parlamentari italiani della commissione Difesa
della Camera si sono recati a Nassiriya, l'ambasciatore Antonio Armellini,
capo della delegazione diplomatica speciale in Iraq, ha dichiarato:
''Abbiamo fatto la nostra parte e ci aspettiamo un ritorno economico''
(http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stencomm/04/audiz2/2003/1203/pdf002.pdf).
Di interessi economici ha parlato anche il giornalista Claudio Gatti su Il
Sole 24 Ore del 13 novembre 2003, giorno successivo alla strage di
Nassiriya: ''Dopo la guerra l'azienda italiana ha riaperto il negoziato con
gli americani di Paul Bremer e con il ministero del Petrolio iracheno. A
giugno una delegazione dell'ENI si e' recata a Baghdad a bordo di un aereo
militare italiano per discuterne nei dettagli. <La trattativa per
l'affidamento di quei pozzi all'ENI non e' stata conclusa, ma senza dubbio
gli italiani sono in pole position>, dice al Sole 24 Ore una fonte
americana. [...] <Noi avevamo un interesse per quella zona e lo confermiamo
- ha dichiarato l'amministratore delegato dell'ENI Vittorio Mincato -
Contavamo di chiudere i colloqui in corso entro l'anno ma i fatti di oggi
confermano quanto temevamo: se ne parlera' l'anno prossimo>''
(http://utenti.lycos.it/nontuttisanno/2003-11-13_Sole24Ore.htm).
Nel suo libro 'Le guerre del petrolio' (Editori Riuniti 2003, p. 119),
l'ex-dirigente dell'ENI Li Vigni scrive che ''la presenza italiana in Iraq,
al di la' dei presupposti ufficialmente dichiarati, e' motivata dal
desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli
affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi
campi petroliferi. Non a caso il nostro contingente si e' attestato nella
zona di Nassiriya''
(http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8835954622).
DOMANDE: E' possibile che la scelta di portare le truppe italiane in Iraq e
di dislocarle proprio a Nassiriya abbia a che fare con il giacimento
petrolifero oggetto dell'accordo tra l'ENI ed il Governo iracheno di Saddam?
E' possibile che l'Italia sia entrata in guerra per il petrolio?