News
Sul 4 giugno
Dalle
cariche alle stazioni di Trieste e Milano ai treni con manifestanti
a
bordo che ritardano fino a due ore. Ora questa...
04/06/2004
RADIO CITTA' APERTA - 88.900 FM DI ROMA E LAZIO - DENUNCIA IL
GRAVISSIMO
COMPORTAMENTO DELL'ENEL CHE, PROPRIO NELLA MATTINATA DI OGGI 4
GIUGNO 2004,
HA ARBITRARIAMENTE DECISO DI INTERROMPERE L'ENERGIA ELETTRICA IN
TUTTA
L'AREA DI MONTE CAVO VETTA (CON LA MOTIVAZIUONE DI "LAVORI DI
MANUTENZIONE")
DOVE SONO POSIZIONATI GLI IMPIANTI DI TRASMISSIONE DELLA QUASI
TOTALITA'
DELLE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE LAZIALI.
E' GRAVISSIMO CHE PROPRIO OGGI, CON LA VISITA DEL PRESIDENTE USA
BUSH A
ROMA, SIA DI FATTO NEGATO IL DIRITTO AD INFORMARE SU QUANTO AVVIENE
IN
CITTA' E SULLE NUMEROSE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA CHE SI SVOLGONO
GIA' DA
QUESTA MATTINA.
ANCOR PIU' GRAVE IL FATTO CHE NON E' STATO OGGETTIVAMENTE POSSIBILE
PER LE
EMITTENTI LOCALI (PICCOLE MA SUPERASCOLTATE) POTERSI ORGANIZZARE CON
GENERATORI DI CORRENTE .
LA NUOVA LEGGE SUL SISTEMA RADIOTELEVISIVO, LA C.D. LEGGE GASPARRI,
RICONOSCE IL RUOLO DI "SERVIZIO PUBBLICO" A TUTTA
L'EMITTENZA MA L'ENEL HA,
UNILATERALMENTE, DECISO DI NON TENERNE CONTO. SU QUESTO IL DEP.VERDE
PAOLO
CENTO, DA NOI IMMEDIATAMENTE CONTATTATO, PRESENTA UNA URGENTE
INTERROGAZIONE
PARLAMENTARE .
PREGHIAMO TUTTI GLI ORGANI DI INFORMAZIONE DI DIFFONDERE QUESTA
NOTIZIA
PERCHE', SEMPRE PIU', SI NEGA IL DIRITTO AD INFORMARE ED ESSERE
INFORMATI.
LA REDAZIONE DI
RADIO CITTA' APERTA 88.900 fm ROMA E LAZIO
064393512 - FAX 0643589503
segreteria@radiocittaperta.it
A Falluja cecchini Usa contro i feriti
dal
Manifesto 15/04/04 (di CINZIA GUBBINI)
Dura denuncia delle organizzazioni non governative impegnate in
Iraq: «Cecchini fuori dagli ospedali,
ambulanze prese di mira, centri sanitari utilizzati per le
operazioni militari». Amnesty international:
«Occorre un'indagine indipendente e imparziale per accertare le
responsabilità»
La situazione a Falluja è del tutto fuori controllo. Alle
testimonianze drammatiche che si accavallano nei
giorni scorsi dalla città sunnita assediata dai militari
statunitensi, adesso si aggiunge un
comunicato ufficiale del Coordinamento delle ong in Iraq (Ncci). Un
documento che consegna all'espressione
formale «violazione delle convenzioni internazionali che regolano i
conflitti armati» il compito di
descrivere un quadro difficile da immaginare. Da giorni la città è
praticamente assediata, e dentro è
guerra aperta. Il Coordinamento parla di attacchi alle ambulanze,
l'utilizzo dei centri sanitari come basi
militari, l'arresto dei pazienti all'interno delle strutture
militari. I soldati si dispongono anche
all'entrata degli ospedali - perlopiù piccoli presidi sanitari,
dove è sempre più difficile assicurare il
rifornimento di medicinali - e impediscono l'ingresso di tutti gli
uomini tra i 15 e i 40 anni. La scusa
ufficiale: potrebbero essere guerriglieri. D'altronde lo stesso
trasporto verso le porte degli ospedali è a
rischio, i cecchini (tra cui anche statunitensi) prendono di mira i
feriti, per finirli. Il lavoro dei
volontari iracheni - sono loro, per la maggior parte, a operare
nella città - non è garantito da nessuno.
Escono allo scoperto a loro rischio e pericolo, non c'è mezzo che
venga risparmiato dal fuoco incrociato.
E nessuno assicura protezione. Dall'Ics, una delle organizzazioni
non governative impegnate in Iraq,
raccontano che quando gli americani impongono il coprifuoco - che può
durare un giorno intero e non
solo per qualche ora - vale per tutti. E allora i volontari locali
si ingegnano in ogni modo per
superare i check point.
«Il numero di morti e feriti è in costante aumento, mentre la
popolazione civile è stata costretta ad
abbandonare i luoghi degli scontri. Mancano cibo, acqua potabile e
medicine. Persistono seri ostacoli
nella distribuzione dei generi di prima necessità e d'emergenza»,
si legge nel comunicato del
Coordinamento.
Ieri, dopo l'annuncio del prolungamento di 48 ore del cessate il
fuoco proprio per permettere la riapertura
di due importanti ospedali, cinque iracheni sono stati uccisi.
Le organizzazioni non governative sollevano perplessità anche sul
tipo di armamenti usati. Nel
loro comunicato parlano di armi non convenzionali. «Pensiamo
all'utilizzo di cluster bombs», spiega
Simona Torretta di Un ponte per... (dall'altro ieri ad Amman insieme
ai colleghi di altre organizzazioni
italiane, in attesa che la situazioni torni agibile). Le micidiali
bombe a grappolo che lasciano sul terreno
mine inesplose di cui fanno le spese i civili, in particolare i
bambini.
Il numero dei morti civili sta crescendo a ritmo folle in questi
ultimi giorni. Il sito indipendente
americano iraqbodycount ieri calcolava da un minimo di 8.865 morti a
un massimo di 10.715. «I civili
continuano a pagare il prezzo più alto. Questa tragedia deve essere
fermata e occorre accertare i
responsabili di queste vittime civili», ha detto ieri in un
comunicato Amnesty international, puntualizzando
che la metà delle almeno 600 persone rimaste uccise a Falluja nei
recenti scontri è costituita da civili,
molte delle quali donne e bambini. «Dai recenti avvenimenti
verificatisi a Falluja è chiaro che le
parti in conflitto hanno ignorato il diritto internazionale
umanitario. Deve essere avviata
un'indagine esauriente, indipendente e imparziale», ha aggiunto
Amnesty.
Ora l'altra preoccupazione delle associazioni umanitarie è che
vengano aperti i corridoi umanitari,
per permettere il trasporto di aiuti alla popolazione. Una procedura
normale nelle zone di conflitto. Ma non
in Iraq, dove l'ordine imposto è quello di continuare a negare che
sia in corso una guerra. La procedura non
è quindi contemplata. Il Coordinamento delle ong sta quindi
elaborando una lettera da inviare al governo
provvisorio per mettere all'ordine del giorno la necessità di
istituire i corridoi e permettere
l'arrivo dei convogli umanitari.
tratto
da "Green Planet" - 06/04/04
ALLARMANTE LA CONTAMINAZIONE OGM DEGLI ALIMENTI
L'Unione internazionale dei sindacati dei lavoratori del settore
alimentare: "La tolleranza zero è l'unica difesa contro una
tecnologia
fondamentalmente invasiva" Un nuovo studio della Union of
Concerned
Scientists (UCS) dimostra che sono bastati meno di dieci anni di
agricoltura commerciale per provocare contaminazioni
"massicce" da OGM nei
raccolti tradizionali negli Stati Uniti. L'interpretazione più
prudente dei
risultati degli studi (che si basano su due serie di campioni di
laboratorio ciascuno di sei varietà tradizionali di mais, soia e
colza)
mostra materiale geneticamente manipolato in almeno il 50% del mais,
il 50%
della soia e l'83% della colza. La relazione afferma anche che
"non vi sono
motivi di pensare che i geni modificati, individuati da questo
studio,
siano gli unici a passare nelle sementi tradizionali ... geni che
provengono da varietà transgeniche meno utilizzate, oltre alle
centinaia di
varietà modificate che sono state testate nei campi negli Stati
Uniti,
potrebbero contaminare le sementi dei raccolti per l'alimentazione
umana e
animale." Le conseguenze per l'ambiente, la sicurezza
alimentare e per i
lavoratori agricoli e nella trasformazione sono enormi. I semi sono
la
vita. Certo le cause della fame sono numerose, ma non includono
risorse
genetiche vegetali inadeguate. Al contrario, la lotta contro la fame
esige
la difesa concertata della biodiversità e delle varietà in declino
di
piante selvatiche e coltivate, e delle loro sementi, che sono
l'eredità di
tutta l'umanità. Tutelare le riserve di sementi contro
contaminazioni da
OGM è una necessità vitale se si vogliono proteggere le fonti di
alimentazione e continuare a progredire verso un'agricoltura
socialmente ed
ecologicamente sostenibile, per le generazioni attuali e future.
L'alternativa ci spingerebbe a tutta velocità verso una monocoltura
insostenibile e la dipendenza universale dalle transnazionali della
biotecnologia, dai loro diserbanti/pesticidi e dai loro brevetti
sugli
elementi fondamentali della vita. Lo studio americano arriva in un
momento
in cui la Monsanto e le altre TNC delle "scienze della
vita" stanno
opponendosi (attraverso il governo USA) a regole restrittive
sull'etichettatura degli OGM all'OMC, stanno forzando la mano ai
paesi in
via di sviluppo affinché accettino sementi e importazioni OGM
(spesso
camuffate in aiuti alimentari) e usano risorse finanziarie per
distruggere
o accattivarsi istituzioni di ricerca agricola di interesse
pubblico.
Grazie agli accordi TRIPS, uno dei pilastri dell'OMC, la normativa
internazionale sui brevetti è in corso di modificazione a favore
delle
transnazionali per autorizzare brevetti su forme di vita. Il
Commissario
dell'UE per l'agricoltura, Fischler, si sta adoperando per
smantellare
quello che rimane della moratoria de facto dell'UE sulle
autorizzazioni di
piante OGM: una ventina di piante OGM sono in attesa di approvazione
dell'UE, altre seguiranno. Malgrado una serie di estesi test sul
terreno
abbia dimostrato chiaramente la minaccia degli OGM per le piante e
gli
animali, il governo del Regno Unito si appresta ad autorizzare la
piantagione di mais GM. (nota di Greenplanet: grazie all'opposizione
del
Galles, la decisione del governo Blair è stata bloccata). Le
multinazionali
stanno impossessandosi sempre più della catena alimentare e del
sistema
internazionale che rafforza il loro dominio. I perdenti sono la
biosfera,
gli agricoltori ed i lavoratori. Una portavoce dell'Associazione
americana
delle industrie biotecnologiche ha dichiarato che "non era
sorpresa da
questa relazione, sapendo che il polline viaggia e che le sementi di
base
possono mischiarsi in vari luoghi." Sa di cosa parla,
contrariamente a
coloro che propongono di "segregare" i raccolti sui campi
e le loro sementi
per proteggersi dalla contaminazione genetica. Speriamo che gli
altri
capiscano il problema e reagiscano in conseguenza. Lo studio
dell'UCS e
l'enorme quantità di informazioni scientifiche disponibili al
pubblico,
provenienti da fonti indipendenti dall'industria degli OGM,
testimoniano
l'impossibilità di difendere le sementi dalla contaminazione degli
OGM
"isolando" i campi seminati con sementi OGM o applicando
una separazione
precisa tra sementi OGM e non. La "coesistenza" di sementi
e raccolti OGM e
non-OGM è impossibile, prima di tutto a causa del modo di
propagazione
delle piante e poi a causa del modo di stoccaggio, trasporto e
commercializzazione delle sementi. Anche il principio che vuole che
"chi
inquina paga" è di applicazione illusoria, perché non tiene
conto
dell'equilibrio delle forze che presiedono alla contaminazione da
OGM.
Società come la Monsanto non hanno brevettato stricto sensu le loro
piante
resistenti ai diserbanti e ai pesticidi, ma l'ADN manipolato, così
che
trasferimenti genetici (per esempio attraverso l'impollinazione)
rendono le
piante geneticamente colonizzate suscettibili di accuse di
violazione di
brevetto. L' "accumulo di geni", cioè di certe
caratteristiche indotte
dagli OGM mediante fertilizzazione incrociata per produrre nuove
varietà di
piante, in certi casi capaci di resistere a molteplici diserbanti
e/o
pesticidi, avviene già su vasta scala. In Messico, culla del mais,
la
contaminazione transgenica di varietà indigene è stata individuata
in 33
comunità in nove stati malgrado l'esistenza di una moratoria sulla
piantagione di mais GM approvata dal governo messicano. Nei campioni
messicani contaminati sono state individuate fino a quattro
caratteristiche
GM in una singola pianta, inclusa la tossina insetticida
geneticamente
fabbricata inserita nel mais GM StarLink. Il governo americano aveva
negato
l'autorizzazione per StarLink per consumo umano e grandi quantità
di
alimenti trasformati contenenti tracce di StarLink erano stati
ritirati
dagli scaffali dei supermercati vari anni fa. L'origine probabile
della
contaminazione è nell'importazione di mais GM dagli Stati Uniti
che, grazie
alla NAFTA, ha passato il confine a prezzi inferiori al costo di
produzione, danneggiando i lavoratori rurali e le loro comunità. La
colza
GM ha conquistato le praterie degli Stati Uniti e del Canada e si è
estesa
praticamente fino ai bordi delle strade lungo i campi seminati. La
Monsanto, utilizzando suo personale specifico alla ricerca di
"prove" di
uso illecito di sementi, ha minacciato di denunciare centinaia di
agricoltori se rifiutavano di pagare per il privilegio di ospitare
gli
invasori. La Monsanto è attualmente in causa contro Percy
Schmeiser,
agricoltore canadese, a cui chiede 1 milione di dollari USA perché
ha
trovato nei suoi campi materiale genetico brevettato, malgrado il
fatto che
l'agricoltore non abbia mai piantato la varietà GM della Monsanto,
resistente al Roundup. La causa è attualmente all'esame della Corte
suprema
canadese. Con questo sistema paga chi viene inquinato e non chi
inquina.
Intimidazioni e avvertimenti sono mezzi utilizzati per assicurarsi
che non
si conservino più le sementi, ma che siano acquistate presso le
multinazionali. La tecnologia OGM commercializzata non può più
essere
definita una minaccia potenziale o speculativa, perché il dominio
delle
grandi società attraverso la contaminazione GM si esercita già su
vasta
scala. Prove che documentano l'estensione di tale contaminazione non
sorprendono l'industria, semplicemente perché ha deliberatamente
adottato
la strategia di liberare gli OGM nell'ambiente su scala estremamente
vasta.
Sapendo che il trasferimento di materiale genetico non può essere
efficacemente delimitato, le multinazionali stanno semplicemente
aspettando
il momento in cui le "soglie" di tolleranza non avranno più
significato,
poiché saranno state rapidamente sorpassate. Né la resistenza dei
consumatori né le autorizzazioni selettive di piantagioni
commerciali di
OGM sono sufficienti a prevenire ulteriori contaminazioni: la
tolleranza
zero è l'unica difesa contro una tecnologia fondamentalmente
invasiva.
L'articolo è stato pubblicato il 23 marzo sul sito dell'Uita
(Unione
internazionale delle Associazioni di lavoratori nei settori
alimentazione,
agricoltura, alberghi, ristoranti, catering, tabacco ed affini), in
sostanza il sindacato mondiale del settore alimentare, e ripreso il
30
marzo dalla Fondazione di Vittorio.
Uita, 23 marzo 2004
UK,
LA BAYER FA MARCIA INDIETRO SUGLI OGM
La società biotech rinuncia a commercializzare il mais
''Chardon LL''
(autorizzato dal governo Blair ma bloccato dal patlamaneto gallese).
(ASCA)
- Roma, 31 mar - Marcia indietro della Bayer sul biotech. In Gran
Bretagna,
tre settimane fa, il governo aveva negato l'autorizzazione alla
coltivazione commerciale di colza e barbabietola, approvando solo
una
varieta' di mais transgenico della Bayer resistente all'erbicida
Liberty,
denominata ''Chardon LL''. Adesso - si legge in una nota di
Greenpeace -
''e' arrivato l'annuncio della multinazionale, che ha deciso di
ritirare la
richiesta di commercializzazione''. ''L'unica varieta' geneticamente
modificata che aveva ottenuto il via libera del governo non e' piu'
d'interesse per il produttore'', sostiene Federica Ferrario,
responsabile
campagna Ogm di Greenpeace. ''La Bayer - aggiunge - e' conscia che
il suo
mais geneticamente modificato non avrebbe avuto successo, una volta
avviata
la coltivazione. Il primo prodotto agricolo Ogm ad essere coltivato
in Gran
Bretagna sarebbe stato un flop, ecco - continua Ferrario - il
perche' della
marcia indietro''. Per Greenpeace si tratta di una decisione
significativa,
ma la strada ''per liberarci degli Ogm e' ancora lunga in Europa. Se
in
Inghilterra arrivano ancora milioni di tonnellate di mais Ogm -
secondo
l'organizzazione ambientalista - dagli Stati Uniti per la
mangimistica, in
Italia si continua a importare soia geneticamente modificata per lo
stesso
scopo''.
Asca, 31 marzo 2004
Australia:
PeTA boicotta il turismo in Tasmania contro la deforestazione
fonte: Fonte: The Guardian; Australian Greens
http://ecquologia.it/sito/pag89.map
La PeTA chiedera' ai suoi 800 mila membri di boicottare i prodotti
Tasmaniani e di rifiutarsi di viaggiare nello stato Australiano,
dove quasi
il 25% dell'economia dipende dal turismo e dalle esportazioni
alimentari. Lo
scorso anno piu' di 30,000 Britannici hanno visitato lo stato.
L'iniziativa
e' appoggiata dal portavoce per le questioni ambientali dei Liberal
Democratici Inglesi che ha presentato una mozione nella Camera dei
Comuni.
Le foreste Tasmaniane contengono alcuni degli alberi piu' grandi del
mondo,
superati solo da quelli del Nord America. Secondo un sondaggio
nazionale,
l'85% degli Australiani e' contrario al taglio di foreste
ancestrali, ma la
questione e' tra le piu' scottanti in politica. Il senatore dei
Verdi, Bob
Brown, sostiene che il governo statale e la Gunns, la compagnia che
controlla l'85% del commercio locale, sono in aperta alleanza.
Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi
Parlamento UE: no a privatizzazione gestione acqua!
fonte: Attac Italia
Abbiamo
vinto! L'iniziativa a Strasburgo del Comitato Italiano per il
Contratto
Mondiale dell'Acqua, di Attac e del Forum Ambientalista con
l'audizione
di Petrella, Zanotelli, Danielle Mitterand nell'europarlamento,
insieme
alla valanga di email inviate da tutte/i agli europarlamentari hanno
consentito
una grande vittoria a Strasburgo.
Sono passati due importantissimi emendamenti al rapporto Miller con
201
voti contro 106. Il primo, scritto direttamente dai presenti che così
recita
" L'europarlamento ritiene che, essendo l'acqua un bene comune
dell'umanità,
la gestione delle risorse idriche non debba essere assoggettata alle
norme
del mercato interno liberalizzato e privatizzato", mentre il
secondo dice
" L'europarlamento raccomanda fortemente di cessare ogni
ulteriore forma
di liberalizzazione dei servizi pubblici come l'acqua, la salute e
l'educazione".
Una importantissima vittoria, che rilancia le lotte e le
mobilitazioni contro
le privatizzazioni, per la difesa dei diritti e dei beni comuni, per
una
nuova economia pubblica e partecipata.
Un'altra Europa è possibile. Dal basso, in movimento.
Il WTO lo permetterà?
Scandalo in Gran Bretagna per le rivelazioni della Coca Cola
fonte: http://granmai.cubaweb.com/italiano/2004/marzo/jue4/escandalo-it.html
L’annuncio della Coca Cola che la sua acqua imbottigliata Dasani ha la stessa
origine dell’acqua comune e corrente, ha provocato un grave scandalo in Gran
Bretagna. Le dichiarazioni fatte lunedì 1 hanno provocato l’ira delle compagnie
inglesi che controllano il servizio dell’acqua potabile nella nazione.
Judith Snyder, portavoce della Coca Cola nordamericana, ha dichiarato che la
loro acqua Dasani si prende dai rubinetti di Sidcup, a sud di Londra.
Nonostante ciò, ha assicurato, il prodotto poi subisce un processo di purificazione
che migliora le sue qualità.
L UK Water, l’associazione rettrice dell’impresa dell’acqua in Gran Bretagna ha
stimato che la Coca Cola vuole insinuare che l’acqua che circola nei tubi delle
case none è del tutto potabile. “La gente non ha necessità di comprare la Dasani
per avere acqua sana e di eccellente qualità!” ha dichiarato Barrie Clark, portavoce
di UK Water, al quotidiano di Londra, The Guardian.
Gli imprenditori inglesi hanno criticato anche il prezzo della Dasani, di 1,41 Euro per
un litro e mezzo. Per questo prezzo un cliente della Thames Water può usare 176 litri
di acqua potabile aprendo semplicemente i rubinetti di casa sua.
Ma la Coca Cola ha scommesso sulla sua nuova marca. L’investimento pubblicitario
è stato di almeno 10 milioni di Euro e questo prova l’interesse di dare una forte posizione
al prodotto Dasani nel mercato inglese.
L’acqua pura in bottiglia purifica il senso degli affari!” assicura uno slogan pubblicitario
della campagna. Forse stavolta la Coca Cola dovrà muoversi in acque torbide, anche
se la sua sofisticata tecnologia
promette livelli di purezza straordinaria.